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Un dilettante da 28 Slam

Pubblicato il 23 luglio 2020

A Gstaad, dove ha vinto 5 titoli, gli hanno intitolato il Centrale. Ma pur essendo stato il recordman di Slam prima di Sampras e Federer, Roy Emerson è tuttora considerato da molti come un campione di serie B. La sua ‘colpa’? Aver scelto di restare tra i dilettanti negli anni Sessanta, quando il Tour si era diviso e tra i professionisti si guadagnava molto di più.

Il campo centrale dell’Atp di Gstaad, Canton Berna, non è intitolato a Roger Federer (che il torneo lo vinse nel 2004), né tantomeno a qualche altro campione nato o cresciuto nella Confederazione. No, il centrale di Gstaad, che è un po’ la Monte-Carlo delle Alpi, è intitolato a un australiano. Roy Emerson, del resto, proprio lì ha vinto cinque dei 110 titoli conquistati in carriera, il primo nel 1960 e l’ultimo nel 1969. Di più: Mister Roy, nella Hall of Fame del tennis dal 1982, in quei luoghi si è comprato una casa dove passa buona parte dell’estate europea, quando in Australia – che è casa sua per il resto dell’anno – è inverno. Non c’è da sorprendersi, dunque, se a Gstaad hanno deciso di rendergli omaggio attraverso lo stadio che solitamente, fatta eccezione per questo disgraziato 2020, ospita uno degli eventi più glamour del Tour. Un evento che peraltro nel corso della sua storia ha premiato più spesso gli attaccanti e gli estrosi che non i regolaristi, a scapito della terra battuta che si attacca sotto le scarpe.

UNA TERRA PER ATTACCANTI

Sulla sponda rossocrociata delle Alpi hanno vinto personaggi come Rod Laver e Nicola Pietrangeli, John Newcombe e Ilie Nastase, Stefan Edberg e Yevgeny Kafelnikov. O, in tempi recenti, Richard Gasquet e Matteo Berrettini. L’altitudine (Gstaad si trova a 1.050 metri sul livello del mare) del resto aiuta chi spinge, chi ha il coraggio di andare a prendersi i punti a rete. Chi fa scorrere la palla un po’ più veloce, muove il kick e lo slice in maniera più insidiosa. Lassù bisogna saperci giocare, bisogna farsi amica l’aria rarefatta e imparare a gestirne i vantaggi. Dal Dopoguerra a oggi, lo hanno fatto alla perfezione, tanto da arrivare al titolo, quattro italiani ma soltanto due svizzeri: Marcello Del Bello, Nicola Pietrangeli, Fabio Fognini e Matteo Berrettini sul fronte tricolore, Re Roger e Heinz Günthardt su quello elvetico. Il Paese leader per numero di titoli resta comunque la Spagna (17 in totale), perché accanto ai regolaristi come Sergi Bruguera, Emilio Sanchez e Felix Mantilla, a lasciare il loro timbro lassù ci sono riusciti pure spagnoli anomali: Feliciano Lopez e Nico Almagro, per esempio. Ma alle spalle del plotone iberico c’è l’Australia: dodici trionfi, gran parte merito di quell’Emerson che dà il nome al Centrale.

LA SCALATA DI EMERSON

Prima di Federer e di Sampras, era stato proprio il buon Roy a siglare il record di titoli Major, un primato che peraltro è durato la bellezza di 33 anni, dal 1967 al 2000. A mettere sempre un ‘ma’, nei discorsi che lo riguardano, è tuttavia il periodo nel quale questi successi sono stati conquistati. Parliamo degli anni Sessanta, dunque l’epoca della divisione tra dilettanti e professionisti. L’aussie scelse di rimanere dilettante e di giocare dunque i grandi tornei, rinunciando agli ingaggi riservati a coloro che avevano optato per la soluzione economicamente più vantaggiosa. Però sarebbe comunque un errore relegarlo a campione di serie B. Emerson vinse nel complesso 12 Slam in singolare e 16 in doppio, ma anche limitandosi al singolo ci sono segnali evidenti di una grandezza mai del tutto riconosciuta dalla storia (e dai colleghi). Quando incamerò Australian Open e Us Open nel 1961, Roy sconfisse in finale Rod Laver, esattamente colui che l’anno successivo avrebbe compiuto l’impresa del Grande Slam, peraltro piegando in tre occasioni su quattro proprio il connazionale. E che dire dei centri in Australia su Arthur Ashe (1966 e ’67) o a Parigi 1967 su Tony Roche? Certo, magari non aveva tutto il talento riconosciuto ad altri, ma sapeva vincere, Emerson. Da quel campo improvvisato dalla famiglia, nel terreno di casa, usando l’argilla con cui le formiche costruivano le loro tane, il suo approccio non è mai cambiato. Ed è riassumibile in una frase: “Il tennis non è un gioco facile. Sii paziente, accelera i tuoi passi e non colpire mai la palla più forte di quanto tu possa controllarla”. Dev’essere grazie a questo mantra che Mister Roy è riuscito a conquistare pure le Alpi.