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Madrid: blu elettrico

Pubblicato il 5 maggio 2020

Questa stessa settimana, 8 anni fa, vide la fugace comparsa nel circuito della terra blu. Ion Tiriac decise di vestire così il torneo di Madrid, vinto quella volta da Roger Federer. Ma le proteste dei giocatori, che non si potevano reggere in piedi, decretarono la fine dell’esperimento dopo un solo tentativo.

La terra battuta è color mattone, in quasi tutto il mondo. A volte può volgere al giallo (accade a Siviglia), a volte (negli Stati Uniti) diventa persino verde. Ma solo una volta si è vestita di blu, per un esperimento che è rimasto un unicum nella storia del tennis prima di naufragare in un mare di polemiche. Siamo nel 2012, il torneo è quello di Madrid e l’idea arriva da uno che vulcanico lo è sempre stato: Ion Tiriac. L’annuncio del cambio di colore era stato accolto tutto sommato con curiosità, più che con un netto rifiuto. Sembrava una provocazione, a cui solo Rafael Nadal aveva risposto per le rime: “Spero un giorno di non dover giocare su erba blu, le tradizioni vanno rispettate”. Solamente che poi, una volta messo piede in campo, tanti giocatori non erano riusciti nemmeno a stare in piedi. “Devo preoccuparmi esclusivamente di buttare la palla di là e di non cadere – aveva tuonato un Djokovic furioso – dunque questo non lo chiamerei nemmeno tennis”.

LE MODELLE RACCATTAPALLE E LA CAJA MAGICA

Ma perché si arrivò a quel punto? Intanto il torneo di Madrid, sotto la guida di Tiriac, non era nuovo a trovate in grado di stupire il circuito, fino a quel momento molto ingessato sulle sue tradizioni. Nel 2004, al terzo anno di vita, ebbe modo di farsi notare per l’utilizzo di modelle nel ruolo di raccattapalle, una novità che fece arrabbiare le femministe ma che aiutò a far parlare di un evento per il resto poco considerato persino dai giocatori. Tanto che lo stesso Tiriac, in una conferenza stampa, evocò la cancellazione di un quarto dei punti in classifica per ogni rinuncia in quelli che oggi sono i Masters 1000. A quel tempo l’appuntamento nella Capitale di Spagna si giocava nella Madrid Arena di Casa de Campo, in ottobre e sul veloce. Ma proprio il fatto che stesse riscuotendo un tiepido interesse nei big, portò gli organizzatori a cambiare tutto. Dal 2009, di conseguenza, ecco il passaggio alla terra battuta, nel mese di maggio e alla Caja Magica, impianto oggettivamente non bellissimo ma funzionale e innovativo.

IN FAVORE DEL PUBBLICO

La mossa funzionò e il torneo tornò a diventare appetibile, al punto che la prima edizione sul rosso mandò in scena una finale tra Roger Federer e Rafael Nadal, vinta peraltro dall’elvetico in una delle poche occasioni con un ribaltamento dei valori tra i due avversari sul mattone tritato. Tuttavia, agli organizzatori non bastava. Così dall’anno successivo cominciò a farsi largo l’idea del blu. “Che permetterà agli spettatori di vedere meglio la pallina”, spiegava Tiriac cercando di dare una giustificazione a quella mossa a sorpresa. Casualmente, il blu era anche il colore dello sponsor principale del torneo, ma la comunicazione spinse molto sulla visibilità in favore del pubblico, che fosse quello presente in tribuna o quello seduto sul divano davanti alla tivù. Furono fatte delle prove con alcuni giocatori, per lo più spagnoli, che lasciarono dei feedback positivi. Così nel 2012 fu svelato al mondo quel nuovo modo di vedere il tennis secondo gli occhi di Mister Tiriac.

LA DANZA DI FEDERER

Dopo pochi match, però, risultò chiaro che il problema non era tanto il colore, bensì la consistenza stessa della terra. Mentre dall’organizzazione arrivavano rassicurazioni sul fatto che non ci fosse nulla di diverso rispetto ai terreni di argilla tradizionali, i giocatori faticavano a mantenersi in equilibrio e finivano spesso gambe all’aria. Il problema non era vedere la pallina, ma trovare il modo di arrivare a colpirla, evitando possibilmente degli infortuni. La superficie, inoltre, risultò particolarmente rapida, ancor più che in passato. Già il torneo di Madrid è tra i più veloci se si parla di terra, perché giocare in altura aiuta chi attacca a essere più incisivo. Ma quella volta la differenza tra specialisti degli hardcourt e difensori diventò enorme: in semifinale arrivarono da una parte Roger Federer e Janko Tipsarevic, dall’altra Tomas Berdych e Juan Martin Del Potro. Alla fine vinse Roger, che su quel terreno blu sembrava danzare, senza esercitare pressione tra le suole delle scarpe e la nuova polvere blu. Nadal e Djokovic se ne andarono minacciando persino il boicottaggio per gli anni a venire, Ion Tiriac disse che avrebbe proseguito su quella strada. Ma l’Atp decise che poteva bastare così: la stagione della terra blu si era esaurita in una settimana.