blog
home / BLOG / Quattro donne in carriera

Quattro donne in carriera

Pubblicato il 22 gennaio 2020

Gauff, Townsend, Jabeur, Swiatek: a Melbourne avanzano quattro giocatrici mai banali, quattro ottimi motivi per amare il tennis femminile

Nessuna di loro è tra le prime 50 giocatrici al mondo. Eppure Iga Swiatek (56), Cori Gauff (67), Ons Jabeur (78) e Taylor Townsend (79) rappresentano da una parte un possibile futuro del tennis femminile, dall’altra un poker di buoni motivi per seguire assiduamente il circuito in rosa. Nella notte di Melbourne hanno brillato e hanno vinto. Due di loro – Gauff e Jabeur – sono già al terzo turno e daranno vita a un paio di match dal significato particolare: Cori contro Naomi Osaka, Ons contro Caroline Wozniacki. La quale era già pronta a recitare il suo discorso di addio (al tennis, non solo al torneo), ma è stata rimessa in partita da una serie di regali e dall’inesperienza di una che qualcosa di importante, prima o poi, lo vincerà: Dayana Yastremska.

SWIATEK, SOLIDA FANTASIA

Prendiamo la prima in classifica di questo gruppetto: Iga Swiatek, 18 anni di Varsavia, è un concentrato di talento, fantasia e regolarità. Sa arrotare la palla quel tanto che basta per dare fastidio alle colleghe che picchiano piatto e robotico, ma è pure dotata di manualità. In certi momenti sembra devastante (col diritto in particolare), in altri si perde nelle troppe scelte a disposizione. Nel 2019 si era fatta notare a Parigi, stavolta punta a giocarsela alla pari con tutte, comprese le migliori. Battuta la Babos, trova la Suarez Navarro, buon test perché la spagnola in teoria ha le armi per neutralizzarla.

CORI BRUCIA LE TAPPE

Dimentichiamo per un attimo l’aspetto mediatico, fin qui preponderante quando si parla della 15enne americana. Concentriamoci invece sul tennis. Cori Gauff è un’evoluzione del modello Williams: somiglia per certi a Venus, esulta come Serena, ma oltre a picchiare e a metterla sul piano del ritmo, conosce già alcune variazioni che potranno aiutarla nella sua crescita. Variazioni che sembrano più provenire dalla sua natura, dalla sua predisposizione, che non da un lavoro specifico. A proposito di crescita, è ovvio che a due mesi dai 16 anni ci sia ancora molto da fare, anche sotto l’aspetto fisico. Ma è proprio questa tranquillità nel bruciare le tappe, mista alla convinzione esibita senza nessuna paura, a fare di Cori una gemma preziosa per tutto il mondo del tennis.

JABEUR, CLASSE E SORRISI

Non c’è giocatrice, coach o addetto ai lavori che non parli bene di lei. Ons Jabeur non è giovanissima, ha 25 anni e una carriera fin qui apparentemente normale, quasi anonima. Però la tunisina disegna tennis con una facilità che poche colleghe possono vantare, dopo aver fatto diventare dei suoi (teorici) difetti delle (concrete) qualità. Luca Appino, coach italiano che l’ha allenata per un periodo quando era Under 18, dice che la sua dote è il coraggio, fin da quando ha saputo di dover fare i conti con un problema di salute che le impediva di tenere sotto controllo il peso. Si potrebbe aggiungere che sa sorridere, in conferenza stampa (“mi piacerebbe tanto essere la Osaka d’Africa”), quanto in campo. Intanto a Melbourne ha fatto fuori Konta e Garcia, prendendosi in dono un match contro la Wozniacki che non passerà inosservato. Poi, c’è solo da augurarsi e da augurarle che abbia una carriera lunga e che si porti a casa qualcosa di importante.

ORGOGLIO TOWNSEND

“This is the person that I am. And I love it”. Taylor Townsend vinse gli Australian Open Under 18 nel 2012. Oggi, otto anni più tardi, si trova perfettamente a suo agio in un ruolo difficile da mantenere, a metà tra essere una delle più attese newcomer del Tour e finire nell’elenco delle promesse mancate. Ha 23 anni, la mancina di Chicago: un’età che non è certo una condanna per chi ancora non ha vinto ciò che poteva, ma che in particolare nel Tour femminile può diventare un passaggio decisivo. Taylor, lo sappiamo, è unica: nel gioco di volo, nelle sue carezze e nei suoi colpi che demoliscono il tennis altrui. È passata attraverso tante cattiverie, dal bullismo e da gente che non credeva in lei. Ma chi la osserva solo 5 minuti dipingere tennis non può avere dubbi sulla sua bellezza.