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Le infinite età di Federer

Pubblicato il 20 gennaio 2020

Djokovic racconta a parole ciò che Federer spiega sul campo. Il serbo rischia qualcosa, lo svizzero è pressoché perfetto. In attesa di Nadal, l’Australian Open meno ‘happy’ della storia comincia nel segno di Re Roger.

‘Age is just a number’. Novak Djokovic dice che l’età è solo un numero, parlando di se stesso sì, ma pure di Roger Federer e di Rafael Nadal. ‘Age is just a number’, spiega coi fatti Sua Maestà Roger, spazzando via Steve Johnson e il ‘Blue Monday’ con la sua tipica eleganza intrisa di sicurezza, togliendo ogni dubbio emerso in questi due mesi di inattività, almeno per quanto riguarda gli eventi ufficiali. Roger non c’era in Davis, non c’era in Atp Cup, non giocava da metà novembre e forse per questo la quota che i bookmaker gli avevano assegnato per il successo finale in quel di Melbourne era alta. Per molti, un po’ troppo alta, un po’ troppo pessimista. A ribadire il concetto ci ha pensato direttamente lui, senza aiuto di avvocati difensori. Lui che in ogni caso ci tiene a mantenere un profilo basso, come quando in conferenza stampa sostiene che i due rivali supereranno la sua quota 20 in fatto di Major. Lui che però, poi, mette fisico e testa sul match come fosse nel pieno dei suoi vent’anni, altro che vicino ai 40.

LA PARTENZA IDEALE

“Non è solo una frase fatta – insiste Nole sul discorso dell’età – ma una realtà che riguarda l’approccio, cosa in comune fra noi tre. Il modo di affrontare i tornei, di trovare nuovi stimoli, di bilanciare vita privata e vita professionale”. Federer risparmia energie mantenendosi sul pezzo, concentrato come nei giorni migliori, fresco mentalmente come forse nemmeno il suo staff si aspettava. Johnson non è avversario banale, se non lo prendi sul serio. Lasciamo stare che aveva appena vinto il Challenger di Bendigo, altro mondo. Ma parliamo comunque di un tale che è stato numero 21 Atp e che sul rapido sa essere tignoso, antipatico quanto i suoi attacchi. Roger lo ha neutralizzato, lo ha reso banale. Non ha dovuto strafare semplicemente perché ha fatto le cose giuste al momento giusto. La partenza ideale, in poche parole.

UNA RISPOSTA PER TUTTO

“Le carriere vanno spesso avanti per cicli – racconta ancora Djokovic – e bisogna adattarsi a come cambiano i tempi, a come cambiano le vite di ciascuno”. Quella di Roger, oggi, è una vita da papà impegnatissimo, da star internazionale chiamata in causa per (quasi) ogni tipo di problema dell’umanità. Come è stato chiaro proprio alla vigilia di questo ‘Happy Slam’ (per inciso, davvero poco ‘happy’), quando persino l’attivista svedese Greta Thunberg lo ha tirato per la giacchetta per fargli dire una parola sul clima impazzito e sul mondo pericolante. Lui non scappa mai, risponde con la gentilezza di sempre (perché, direbbe: “it’s nice to be important but it’s more important to be nice”), poi torna a concentrarsi sulla prossima partita. Certo non è Steve Johnson che ci può spiegare quali siano le vere chance di Roger di arrivare in fondo a Melbourne, ma intanto un velo di malcelata preoccupazione lo abbiamo tolto.

I RISCHI DI NOLE

Il prestigio della nuova Federer-Era, l’ennesima di un percorso che ormai abbraccia quattro diverse decadi e punta all’infinito della storia, dipenderà anche da quegli altri due. Dipenderà da un Novak Djokovic scattato dai blocchi con qualche titubanza, ma attento quando serviva di fronte a bum bum Struff, tedesco in crescita. Dipenderà da un Rafa Nadal che fin qui nell’ultimo mese ha lasciato più dubbi che certezze, ma che all’approccio con lo Slam arriverà ovviamente centrato e carico. “La rivalità fra noi tre – ha chiosato Nole – è senza dubbio qualcosa che mi sta aiutando a prolungare la carriera. Ci siamo stimolati a vicenda in questi anni e stiamo continuando a farlo. E devo ammettere che oggi apprezzo maggiormente il fatto di appartenere alla stessa epoca di Roger e Rafa, di quanto potessi fare dieci o quindici anni fa”. Il sipario si è appena alzato, l’Australia è pronta a scrivere un altro capitolo.