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I migliori 5 match ATP del 2019

Pubblicato il 27 dicembre 2019

Non è facile scegliere le migliori partite del Tour maschile nel 2019. Perché ce n’è stata parecchia, di bellezza, in una stagione divisa tra le conferme dei Fab 3, l’addio e il ritorno di Andy Murray, la crescita dei Next Gen e l’esplosione del tennis italiano. Ma ci sono cinque incontri che ricorderemo a lungo, che vanno ben oltre i confini dell’annata e che, anche riletti col dovuto distacco emotivo tra qualche tempo, manterranno quell’idea di svolta che abbiamo vissuto vedendoli in diretta.

DJOKOVIC-FEDERER, FINALE DI WIMBLEDON

Roger cerca il titolo numero 21, Djokovic gioca contro tutti. Contro il Re, certo, ma pure contro un Centrale che – alla faccia del fair play britannico – sta tutto (e in maniera evidente) dalla parte dello svizzero. La partita non ha un favorito, visto l’andamento del torneo fino a quel punto, e l’equilibrio in effetti non si riesce a rompere. Nemmeno quando Roger si procura due match-point sul proprio servizio. Si arriva al 12 pari del quinto, e qui entra in gioco la regola introdotta proprio nel 2019: il tie-break nel parziale decisivo. Alla fine vince Nole, mentre Federer non fa mistero di aver vissuto una delle delusioni più cocenti della carriera. “Forse – dice – sarebbe stato meglio perdere 6-2 6-2 6-2”.

BERRETTINI-MONFILS, QUARTI US OPEN

Matteo Berrettini sta scrivendo la storia del tennis italiano. Battuto un osso duro come Andrey Rublev, nei quarti gli tocca il genio folle Gael Monfils. Il romano parte contratto ma si riprende in fretta e vola avanti due set a uno. Però il francese è sempre lì, corre e morde appena può. Si va al quinto, l’atmosfera è elettrica come poche volte per un italiano fuori dai confini nazionali. Matteo non gioca il suo miglior tennis, fa i conti con emozioni mai provate prima. Ma riesce a domarle e chiude in trionfo. Lo fermerà Rafa Nadal, ma quella semifinale colta grazie al successo contro Monfils sarà la porta d’ingresso alle Finals di Londra. Un momento storico per il movimento tricolore.

NADAL-MEDVEDEV, FINALE US OPEN

Sempre Us Open, ma stavolta in finale. Rafa ci arriva con la consueta sicurezza, con una condizione invidiabile e con il ruolo di favorito. Ma dall’altra parte della rete non c’è il solito Next Gen impaurito e pronto alla parte di vittima sacrificale. C’è un tale, Daniil Medvedev, cresciuto tra Russia e Francia, capace di prendere un po’ di un Paese e un po’ dell’altro. Un po’ di sano cinismo e un po’ di sfrontatezza da spendere al momento opportuno. Medvedev non ha paura, nemmeno quando si trova sotto per due set a zero. E comincia a martellare con un tennis sovraumano, fatto di gesti tanto artigianali quanto efficaci. Un Mecir 2.0. Rafa trova modo di portarla a casa lo stesso, ma la differenza la fanno un paio di punti. Il russo, nel frattempo, diventa un serio candidato alla poltrona di numero 1. Il primo candidato credibile, diverso dai Fab 3 (più Murray), da 15 anni a questa parte.

FOGNINI-NADAL, SEMIFINALE A MONTE-CARLO

C’è ancora Nadal, ma stavolta nella parte dello sconfitto. Anzi, suona strano a scriverlo, ma nella parte di quello dominato. A stravolgere il copione c’è uno che dell’imprevedibilità ha fatto la propria cifra stilistica: Fabio Fognini. Non è la finale, è solo la semi, ma quel 6-4 6-2 così autoritario diventa il vero momento chiave del torneo, forse dell’intera carriera del ligure di Arma di Taggia. Che da quel momento sveste i panni dell’eterno incompiuto e dimostra a se stesso, oltre che al mondo, che tutto quel potenziale immenso non era lì solo per lo spettacolo, ma pure per produrre risultati.

SINNER-DE MINAUR, FINALE NEXT GEN FINALS

Nello stesso palazzetto (ristrutturato e ammodernato) dove Roger Federer vinse il suo primo titolo nel 2001, centra il primo trionfo della carriera pure un 18enne italiano che fa innamorare tutti. Il pubblico di Milano vede in Jannik Sinner il futuro del tennis, non solo tricolore. Ed è in buona compagnia, visto che le benedizioni arrivano da ogni parte, campioni del presente compresi. Jannik travolge il numero 18 del mondo Alex De Minaur relegandolo al ruolo di spalla senza arte né parte, mentre lui si prende gloria, applausi e trofeo. Finisce la stagione da numero 78 del mondo, dopo averla iniziata fuori dai 500. La finale delle Next Gen Finals 2019 la ricorderemo come il momento in cui il tennis italiano ha trovato un potenziale numero 1.