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I migliori 5 (più 1) match WTA del 2019

Pubblicato il 23 dicembre 2019

Dalla finale dell’Australian Open al passaggio di consegne di New York, fino al possibile classico del futuro. Un viaggio nei cinque migliori match del 2019 del circuito femminile, per spettacolo espresso dalle protagoniste ma anche (o soprattutto) per valore e significato dell’incontro. 

OSAKA-KVITOVA, FINALE AUSTRALIAN OPEN

Per la Wta è stato il match dell’anno nei tornei dei Grande Slam, e i motivi sono numerosi. Dalla qualità del gioco all’importanza del palcoscenico, con in palio non solo un titolo Slam, ma anche il numero uno della classifica. Se li è presi entrambi Naomi Osaka, al termine di una finale all’altezza di un torneo splendido, riuscendo a godersi a dovere un Major dopo che a New York la sfuriata di Serena Williams le aveva rovinato la festa. A Melbourne, invece, l’unica ad aver rischiato di rovinare tutto è stata lei, quando nel decimo game del secondo set ha mancato tre match-point di fila e poi ha ceduto quattro game consecutivi, contro una Kvitova più determinata che mai a tornare a vincere uno Slam a quasi cinque anni dall’ultima volta. Eppure, proprio quel black-out è servito a Naomi per mostrare tutto il suo valore. Perché l’ha dimenticato in fretta, ha riacceso subito la luce e nel terzo è volata verso il suo secondo trionfo, anticipando la pioggia e andando a prendersi per la prima volta la vetta della classifica mondiale.

BARTY-ANISIMOVA, SEMIFINALE ROLAND GARROS

Il titolo sarebbe arrivato due giorni dopo, il numero uno del mondo altre due settimane più avanti a Birmingham, ma il match determinante nel 2019 di Ashleigh Barty è stata la semifinale del Roland Garros contro la baby statunitense Amanda Anisimova. Con la mente di entrambe frenata dal peso di una finale a un passo, è venuto fuori un concentrato di imprevedibilità tipico del tennis femminile: quello che a molti fa storcere il naso, ma che per certi aspetti è il sale del circuito. La semifinale parigina l’ha riassunto benissimo: prima 16 punti su 17 per la Barty, impeccabile fino al 5-0 40/15. Poi, tutto d’un tratto, sei game di fila per la 17enne del New Jersey, che ha allungato fino al 3-0 del secondo set con un parziale di 17 punti consecutivi. Quindi una nuova scossa e altri 6 game per la Barty, una via l’altro, per portarla al terzo set (finalmente dall’andamento regolare) e consegnarle le chiavi di un incontro che le ha cambiato la stagione. E forse pure una carriera che pareva finita addirittura nel 2014.

TOWNSEND-HALEP, 2° TURNO US OPEN

Due ore e quattro minuti di spettacolo vintage, per lanciare un messaggio direttamente dallo stadio (di tennis) più grande del mondo: col serve&volley si può ancora vincere. Anche nel 2019, anche contro Simona Halep, anche con una forma fisica che col tennis delle “pro” ha (o avrebbe) poco a che vedere. A Taylor Townsend quel fisico oversize è costato persino vari richiami da parte della Usta, la federazione stelle e strisce, ai quali la 23enne mancina dal volto simpatico ha risposto a tono giovedì 29 agosto al secondo turno dello Us Open, servendo un cocktail di chip&charge, attacchi in controtempo, smorzate e volèe, che ha ubriacato la campionessa rumena. Un ordinatissimo disordine, perfetto per regalare uno show che non si vedeva da anni. Ha avuto bisogno di un set per intrufolarsi come un virus nel software della Halep, ma una volta entrato l’ha mandato in tilt, fino a produrre un successo memorabile con tanto di match-point cancellato. Come? Facile: con una delle 106 discese a rete del match. Più di una ogni due punti.

ANDREESCU-WILLIAMS, FINALE US OPEN

Serena Williams contro una 19enne passata da speranza a star nell’arco di qualche mese. Bastava questo per pronosticare una finale dello Us Open a senso unico, con miss 23 Slam favoritissima sulla giovane Bianca Andreescu, già brava ad arrivare fino a lì. Invece è andata all’opposto, con Serena frenata da quel peso di dover vincere un altro Major che le ha già fatto più di uno scherzo, e la giovane canadese spigliata e senza paura. Come se stesse giocando un primo turno sull’anonimo Campo 16, non la finale contro la più forte di tutti i tempi. Se n’è accorta forse solo sul 6-3 5-1, a un passo dal successo, perdendo quattro game che hanno rimesso tutto in discussione. Ma ormai il lavoro era fatto al 90 per cento, e il restante 10 se l’è preso con la lode, per essere riuscita a tenere duro quando sarebbe stato persino normale mollare la presa. Un match che ha detto tantissimo: lei sarà fra le stelle del futuro, mentre l’era di Serena rischia di essere finita. A Melbourne saranno tre anni pieni senza Slam, con 4 finali perse di fila. Prima della maternità, l’aggancio ai 24 titoli di Margaret Court sembrava solo questione di tempo, mentre ora rischia di non arrivare mai più.

OSAKA-ANDREESCU, QUARTI PECHINO

Due delle nuove proposte più carismatiche e più forti, destinate a dar vita a una rivalità che nel circuito femminile manca da un po’. Magari – si spera – uno di quei classici in grado di incollare alla tv anche chi di solito il tennis lo guarda poco. È la sensazione che gli spettatori del China Open di Pechino hanno avuto assistendo allo splendido match dei quarti di finale fra Naomi Osaka e Bianca Andreescu, arrivate in Cina da campionesse Slam in carica. Un dato che ha aumentato l’entusiasmo del pubblico attorno a una sfida che non ha deluso le attese, traducendosi in uno dei migliori incontri della stagione. La Andreescu non perdeva da 20 incontri e sei mesi (complice uno stop per infortunio) e a fermarla non poteva che essere la sua rivale annunciata per un futuro che fa già parte del presente. La giapponese le ha rimontato un set di svantaggio e pure un break nel terzo, prendendosi vittoria, semifinale e poi anche il titolo. Ma l’impressione è che per la canadese arriveranno tante chance di rivincita. Su palcoscenici ancora più prestigiosi.

(BONUS TRACK) GAUFF-WILLIAMS, 1° TURNO WIMBLEDON

Non è stato – sotto il profilo tecnico – tra i match più belli dell’anno. Ma il suo valore simbolico non si discute. Al primo turno di Wimbledon si affrontano la 15enne Cori Gauff e la 39enne Venus Williams, quella che per ‘Coco’ era il modello da seguire. Finisce 6-4 6-4 per la teen-ager e nessun incontro meglio di questo – tra due giocatrici che si somigliano nel tennis e nel fisico – può rappresentare il classico passaggio di consegne. Ne parlano tutti, non solo i giornali sportivi ma anche le riviste di moda. Gauff-Williams diventa immediatamente un match-icona come lo fu Federer-Sampras. Il tennis femminile ha trovato una piccola grande regina?