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RICOMINCIO DA PIATTI

Pubblicato il 30 luglio 2019

Lei è una delle giocatrici più forti della sua generazione, senz’altro la più iconica, la più ammirata. Lui è uno dei coach più vincenti del circuito, senz’altro quello che più di ogni altro – risultati alla mano – ha dimostrato di saper trarre il massimo dai professionisti con cui lavora. Lei è Maria Sharapova, lui è Riccardo Piatti, e vederli insieme in allenamento su un anonimo campo dell’Isola d’Elba, sede abituale dei camp estivi del coach comasco, non era preventivabile fino a pochi giorni fa. Invece è accaduto ed è un segnale doppio. Da una parte, significa che la russa ha ancora voglia di mettersi in gioco, nonostante gli anni che passano (sono 32) e nonostante una classifica (numero 82) quasi deprimente per una con la sua storia. Dall’altra, essersi rivolta a Piatti nel momento più complesso, al rientro da un infortunio e con davanti una montagna altissima da scalare, è una testimonianza evidente di cosa pensi Maria dell’allenatore (tra gli altri) di Borna Coric. Un attestato di stima che non è casuale e non è un tentativo velleitario, bensì un nuovo punto di partenza.

 

IMPRENDITRICE DI SE STESSA

Le vicende di Miss Sharapova sono note a tutti fin nei dettagli, perché ogni cosa che combina la siberiana, nel bene e nel male, trova un’eco che non ha paragoni nel mondo del tennis femminile. Accade regolarmente fin dal 2004, da quando la 17enne venuta dalla Russia profonda alzò le braccia al cielo sul Centrale più prestigioso del pianeta, con il sorriso sincero di un’adolescente e lo sguardo incredulo di chi l’ha combinata davvero grossa. Quel sorriso così soddisfatto, a Wimbledon, non sarebbe mai più tornato, nemmeno nei momenti migliori. Ma un bottino di cinque Slam e il numero 1 del ranking Wta, raggiunto per la prima volta a 18 anni, restano risultati di cui andar fiera. Nel frattempo l’industria Sharapova è divenuta, appunto, qualcosa in più di una giocatrice di tennis. Non certo una modella stile Anna Kournikova, ma un’imprenditrice che ha saputo creare attorno a sé un business da record, restando per un decennio l’atleta più pagata dagli sponsor, in qualsiasi sport. Il fatto che malgrado tutto, malgrado i problemi in campo e fuori, malgrado gli stimoli difficili da trovare, Maria si metta in gioco cercando soluzioni al suo annaspare in zone che non le competono, è un’ulteriore dimostrazione di quella forza mentale straordinaria più volte mostrata in partita.

IL SERVIZIO E LE MOTIVAZIONI

Riccardo Piatti, lui, è uomo di campo. Sempre e con chiunque. E sa apprezzare e capire il tennis e i tennisti come pochi altri al mondo. Si parli del numero 500 Atp o della numero 1 Wta. “Non potevo certo dire di no di fronte a una richiesta come questa – spiega il tecnico comasco – e devo dire che mi ha sorpreso vederla arrivare fino all’Elba per allenarsi con me. Abbiamo lavorato molto sulla tecnica dei colpi e in particolare sul servizio, che ancora le crea problemi per via dell’infortunio alla spalla. Ma oltre ad allenare lei, questi giorni sono stati formativi anche per me e per il mio team, per capire le abitudini di una tennista di questo valore”. Sì perché in fondo, con le giocatrici, coach Piatti non si era mai davvero cimentato. Nel suo curriculum ci sono Caratti, Furlan, Ljubicic, Gasquet, Raonic, Coric e molti altri, ma nessuna presenza costante nel box di una protagonista del circuito in rosa. “Ho trovato Maria motivata e attenta – chiude Piatti – e non dubito del fatto che, una volta libera dai problemi fisici che l’hanno frenata, possa tornare ai suoi livelli. Spero di rivederla a Bordighera”. Un auspicio che dovrebbe essere anche quello dei fan della russa.