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24 VOLTE SERENA?

Pubblicato il 12 luglio 2019

Mamma Serena potrebbe essere pronta. Il titolo numero 24 nei tornei dello Slam della più giovane delle sorelle Williams, che la porterebbe in vetta alle più vincenti di sempre accanto a Margaret Court Smith, è a un passo. Due volte ci ha provato lo scorso anno, la 37enne americana, e due volte è stata fermata sul più bello. Da Angelique Kerber proprio a Wimbledon, da Naomi Osaka in quella finale degli Us Open che ha raggiunto toni quasi drammatici. Stavolta ci riprova, quella che partiva come numero 1 ‘fantasma’ del draw, quella che da tutti è sempre considerata come la donna da battere, a prescindere dal ranking. E anche se di fronte a lei ci sarà una Simona Halep che sa come darle fastidio, ci sono diversi fattori che portano a pensare all’ultimo atto di sabato come a un momento particolare nella storia del tennis.

UNA PROGRESSIONE CHE FA PAURA

Per cominciare, la progressione di Serena, che aveva iniziato col freno a mano tirato (un set lottato con Giulia Gatto Monticone, tre set durissimi contro la slovena Juvan), ma da qualche giorno ha cambiato marcia. E in semifinale contro Barbora Strycova ha messo il turbo: 6-1 6-2 in 59 minuti di botte da ogni parte del campo. “Sono cresciuta di partita in partita – ha confermato lei a caldo – e il match di semifinale mi ha convinta. Sono felice di come mi sento in campo, sto bene e mi muovo come vorrei. Insomma, sto dimostrando di avere ancora qualcosa da dire. Per questo, non vedo il motivo per cui dovrei ritirarmi. Fino a che sono competitiva, giocare a tennis è ciò che mi riesce meglio”. Un po’ le stesse parole del suo alter ego Roger Federer: stessa età, ugualmente con quota 20 Slam raggiunta, ugualmente genitore.

PERICOLO HALEP

Certo Simona Halep non è paragonabile a Strycova, Riske, Suarez Navarro o Goerges, le avversarie battute sin qui. Simona è di un’altra categoria, un’altra classe, ma è pur sempre vero che contro Serena è indietro per 9-1 negli scontri diretti. “Sta giocano splendidamente, si vede che è in fiducia – sottolinea l’americana – e in passato abbiamo sempre dato vita a partite complesse, dunque non mi aspetto niente di diverso nemmeno da questa finale”. Esagera un po’, mamma Williams, eppure c’è del vero in una disamina che forse ricorda in particolare le ultime due sfide, quella di quest’anno in Australia e quella del 2016 agli Us Open, entrambe chiuse al terzo. Come pure l’unica sull’erba, sempre a Wimbledon, nel lontano 2011. La rumena è in condizione, non ha più l’incubo del primo Slam da dover sfatare e di energie fin qui ne ha sprecate davvero poche.

MOTIVAZIONI EXTRA

Solo che Serena Williams ha una motivazione extra, anzi più d’una. Non vince uno Slam da Melbourne 2017, prima che arrivasse Alexis Olympia a scombinare e rendere ancora più speciale la sua vita. La maternità, come sostengono molti nel circuito in rosa, ha reso ancora più sensibile una donna che già lo era di suo. Ed episodi come quello (clamoroso) accaduto a New York nel settembre scorso, sono una chiara indicazione in tal senso. Questo sarebbe dunque il primo trionfo da madre, il primo con una figlia come fan d’eccezione. Sarebbe quello dell’aggancio alla vetta delle plurivincitrici di ogni tempo. Sarebbe quello che metterebbe a tacere tutti quei discorsi che si inseguono da un paio di stagioni a questa parte, su chi sia la vera numero 1 del tennis femminile. Tra giocatrici che arrivano in vetta ma poi risentono del contraccolpo, e altre che vincono un Major ma deludono in quello successivo. Adesso, Serena, può davvero chiudere i conti.