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BARTY, L’EXTRATERRESTRE

Pubblicato il 24 giugno 2019

Dal novembre del 1975 al settembre del 2016 il tennis femminile ha avuto ventuno diverse regine, mediamente una ogni due anni. Dal settembre del 2016 a oggi, invece, si sono alternate in vetta al ranking sei nuove protagoniste, oltre a un paio di ragazze che lassù erano già arrivate in precedenza. Basterebbe questo dato per capire come mai, anche di fronte all’ennesimo cambio al vertice, dove da oggi c’è l’australiana Ashleigh Barty, non ci sia assolutamente nulla di cui sorprendersi. Il circuito Wta continua nel suo lungo periodo di anarchia, e adesso trova una protagonista decisamente inattesa fino a poco tempo fa. La 23enne di Ipswich è dunque numero 1 del mondo – dopo la vittoria centrata sull’erba di Birmingham – con un bottino totale di 6540 punti, 163 in più di Naomi Osaka, la giapponese che pure sembrava poter essere una delle poche a dettar legge per un periodo più lungo di qualche settimana.

DAL TENNIS AL CRICKET (E RITORNO)

Invece, in attesa del cemento che sicuramente le darà una mano, l’asiatica che vive negli States è stata superata a doppia velocità da una Barty sempre più costante, capace di costruirsi solidità e fiducia attraverso una serie di successi sorprendente per tutti, forse persino per lei. In fondo, il titolo conquistato sui prati inglesi (senza cedere un set) è il più logico secondo le caratteristiche tecniche che la piccola ‘aussie’ si porta da casa. Molto meno logico e atteso era stato il trionfo al Roland Garros, dove Ashleigh si è costruita il suo destino. Approfittando in parte delle mancanze altrui, ma meritando tutta la fortuna che le è piovuta addosso, se non altro per il coraggio con cui ha cercato di portare al potere un tennis (teoricamente) fuori dal tempo. Proprio i suoi ricami, le geometrie e le incursioni verso rete, l’hanno resa un personaggio che va ben oltre quell’etichetta quasi folcloristica che le era stata affibbiata dopo la parentesi dedicata al cricket. Ora se c’è una giocatrice che il pubblico di ogni parte del mondo vuole veder giocare, quella è proprio lei. Che mescola il rovescio in back in stile Roberta Vinci e il diritto pesante di una ‘ova’ dell’Est, che sa perfettamente come fare per disinnescare l’artiglieria delle sue colleghe troppo omologate.

LE VITTORIE? UN BONUS

Quando gioco – ha spiegato ‘Ash’ durante la sua settimana di vittorie in Gran Bretagna – non penso a quello che potrebbe accadere, alla classifica che migliora. E nemmeno penso troppo al risultato. Tutte queste cose sono una conseguenza, se arriva il successo è un bonus. Ma non deve mai essere l’obiettivo principale, altrimenti questo andrebbe a intaccare la mia serenità in campo. Ci sono tante cose che non si possono controllare, dunque bisogna concentrarsi su quello che si può fare minuto per minuto, punto per punto”. Parole di una veterana, forse non a caso pronunciate da una ragazza che ha fatto un percorso anomalo, unico nel suo genere. “Allo stesso tempo, raggiungere la prima posizione mondiale – ha commentato l’australiana – è un sogno che si realizza. Io e il mio team abbiamo lavorato duramente negli ultimi mesi, e questo è un premio per tutti. Un onore, per me, che adesso mi trovo a fianco di tante leggende del nostro sport”.

DAL NUMERO 623 AL NUMERO 1

Ho apprezzato ogni singolo giorno del mio lavoro con lei – le parole di coach Craig Tyzzer –, dalle grandi sfide alle vittorie prestigiose, passando per tutto ciò che è accaduto in mezzo. Negli ultimi tre anni, Ashleigh è cresciuta come persona e come giocatrice, ma ciò che non è mai cambiato è il suo atteggiamento, sempre umile e rispettoso di tutto quello che la circonda. Non potrei essere più orgoglioso di lei”. Tre anni fa, in seguito al suo stop e al conseguente allontanamento dal mondo del tennis, la Barty precipitò al numero 623 del ranking Wta. Quest’anno ha vinto sul cemento di Miami, sulla terra di Parigi e sull’erba di Birmingham, unica ad aver trionfato in tre tornei del circuito. Considerata anche la sua età, potrebbe davvero restare lì davanti per parecchio tempo. Ma in fondo è quello che si diceva di tante altre, dalla Muguruza alla Pliskova, che poi non sono riuscite a confermarsi. ‘Ash’ sarà diversa anche in questo?