blog
home / BLOG / LA STORIA INFINITA

LA STORIA INFINITA

Pubblicato il 7 giugno 2019

 

 

Meglio di tutti, racconta la storia. Meglio delle parole, a volte, spiegano le cifre. Nadal vs Federer, edizione numero 39, è un’icona del tennis contemporaneo. Di più: è una partita-mito. Un campione a due teste che più di ogni altro evento ha cambiato le sorti dello sport della racchetta negli ultimi 15 anni. Il loro primo confronto? Miami 2004 (Nadal 6-3 6-3). La prima su terra? Roland Garros 2005 (Sempre Nadal, in 4 set). L’ultima sul rosso? Roma 2013 (Ancora Rafa, 6-1 6-3). L’ultima vittoria dello spagnolo? Melbourne 2014. Da cinque anni e altrettanti incontri, Federer trionfa e rovescia il racconto delle loro vicende, che nel bilancio generale segna un 23 a 15 in favore del maiorchino. Roger, con la sua seconda (o terza) giovinezza, sta avvicinandosi a quella che per tante stagioni ha dovuto subire come la sua nemesi. Uno che, quando lui (peraltro raramente) attaccava, sapeva sempre difendere, uno che opponeva il top mancino al suo tennis elegante e stilisticamente impeccabile. Uno che non ha mai avuto timore della sua classe e del suo carisma.

 

GIOCARE SENZA PAURA

Una sfida, il ‘Fedal’, che va oltre gli altri classici del tennis, e dell’intero panorama sportivo. Una sfida che entrambi sentono come qualcosa di speciale. In conferenza stampa, Roger sta per minuti interi a parlare di quanto sia difficile giocare contro quelle rotazioni mancine che lo mandano ai matti (non dice proprio così, ma il senso è quello), e di quanto Rafa sia diverso da ogni altro avversario. Poi però dice una cosa emblematica, che non ha nulla a che vedere con la tecnica: “Bisognerà giocare senza paura”. Una frase sfuggita a denti stretti e occhi bassi, quasi messa tra le righe, ma che rimbomba nelle orecchie di tutti coloro che questo duello lo hanno visto nascere. Perché proprio lì sta la chiave. Se il basilese riuscirà a evitare ciò che sulla terra ha sofferto per tanti anni, ossia una certa predisposizione al vittimismo quando si trovava l’iberico dall’altra parte della rete, allora avrà più chance di quante ne abbia avute persino nei suoi momenti migliori. C’è, tanto per dire, un 6-1 6-3 6-0 del 2008 (undici anni fa…) che probabilmente non è mai stato del tutto accettato dall’anima più orgogliosa del Re.

 

RAFA, QUASI IMBATTIBILE

Per cancellarla, quell’umiliazione, servirebbe un evento che non è mai accaduto: una vittoria su Nadal proprio nel suo salotto di casa, su quel terreno che lo ha visto mordere la coppa per undici volte. Lì, a Parigi, Rafa ha perso due partite in vita sua: una con il nemico giurato Robin Soderling nel 2009 e una con Novak Djokovic nei quarti del 2015. Nel 2016, invece, fu costretto al ritiro al terzo turno. Per il resto, non ha mai trovato ostacoli tanto grandi da impedirgli di arrivare in fondo. Nemmeno Roger, che all’ombra della Tour Eiffel ha lasciato al rivale tutte e cinque le partite disputate. L’ultimo successo di Federer sul mattone tritato risale al torneo di Madrid del 2009, in condizioni però decisamente più rapide di quelle di una prova tradizionale sul rosso. Nonostante tutto questo, oggi lo svizzero può guardare al match con – se non lo si può chiamare ottimismo – un minimo di fiducia in più. Perché forse i 38 anni che arrivano, i figli e tutto il resto, gli hanno portato in dote, oltre alla saggezza, anche una certa dose di fatalismo e dunque di rifiuto dei copioni già scritti. Per anni, si è andati dicendo di quanto Roger avrebbe dovuto attaccare, anche sulla terra, per avere possibilità concrete di mettere a tacere l’artiglieria di Nadal. Per anni si è detto che avrebbe dovuto giocare per anticipare le mosse altrui, come in una partita a scacchi. Ora probabilmente ne è più consapevole che mai: sa che potrebbe essere l’ultima occasione, per battere l’avversario più duro, sul terreno più ostico. Mettiamoci comodi: lo spettacolo sta per cominciare.