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UN SABATO ITALIANO

Pubblicato il 1 giugno 2019

Da una parte Salvatore Caruso che cerca l’impresa della vita contro Novak Djokovic. Dall’altra Fabio Fognini che parte favorito (ma non troppo) di fronte a Roberto Bautista Agut. Un siciliano e un ligure a Parigi, due prospettive diverse per guardare il buon momento del tennis italiano e due modi piuttosto differenti anche di intendere la disciplina. Uno, Caruso, che della politica dei piccoli passi ha fatto un credo incrollabile, fino a costruire una solidità ‘made in Avola’ che adesso gli permette di raccogliere frutti importanti. L’altro, il braccio d’oro per eccellenza, quello che avrebbe potuto arrivare prima, forse, ma che adesso si trova a un passo da qualcosa di eccezionale.

40 ANNI FA, BARAZZUTTI

Riassumendo: sono quarant’anni che aspettiamo un top 10 in campo maschile. L’ultimo fu Corrado Barazzutti, pronto a dare una mano allo stesso Fognini per evitare che il suo primato diventi troppo longevo. C’era l’attuale ct di Davis anche al fianco di Francesca Schiavone nelle due settimane da favola della milanese al Roland Garros 2010. Una sinergia che è garanzia di qualità da non disperdere in un momento come questo, e che già a Monte-Carlo ha dimostrato di funzionare. Dovesse battere Bautista Agut (7-3 Italia i precedenti), Fabio scavalcherebbe John Isner, che al Bois de Boulogne manco ci è potuto andare. Poi si tratterebbe di giocarsela con Khachanov, Coric, Del Potro e forse un altro, ammesso che arrivi un’impresa da Gael Monfils o da Stan Wawrinka.

LE SICUREZZE DI MONTE-CARLO

Dal trionfo monegasco in poi, il 32enne di Arma di Taggia, oggi settimo della Race, ha cambiato prospettive trovando sicurezze insperate, dopo una prima parte di stagione disastrosa. In cinque giorni gli si è capovolto il mondo, e adesso nemmeno un problema fisico che si trascina dal Principato riesce a togliergli fiducia. Quella che lo porta a dire che “Quest’anno a Parigi tutto è possibile”. Come a sottolineare di non levare nulla dal quadro delle possibilità. Perché a uno come Fogna, se lui decide di crederci, non si possono mettere limiti. Già un anno fa, di questi tempi, l’Italia sgranava gli occhi per Marco Cecchinato, capace pure lui di riportare l’orologio indietro di quattro decadi, timbrando una semifinale surreale. Oggi c’è un altro sogno, per certi versi ancora più grande, da sognare.

CARUSO, UMILTÀ E LAVORO

Il filo che unisce il Cecchinato 2018 e il Fognini 2019 porta ad Avola, provincia di Siracusa, la città di uno dei vini più famosi d’Italia. Lì è nato, 26 anni fa, Salvatore Caruso, siciliano doc come Cecchinato e a caccia degli ottavi del Roland Garros in questo sabato italiano accanto a Fognini. Prima dello scorso lunedì, Salvo non aveva mai vinto un match in uno Slam, entrando in tabellone una sola volta, agli Australian Open del 2018. All’ombra della Tour Eiffel ha chiuso di coraggio il match d’esordio con il Next Gen Munar, poi ha tramortito Gilles Simon con una prestazione da manuale del gioco. Resta il basso profilo del ragazzo che viene dalla gavetta, dalla palestra dura, a tratti feroce, di Futures e Challenger. Per questo Caruso non vola con la fantasia, nemmeno adesso che di fronte a lui si presenta una star.

I COMPITI DI NOLE

“Non ci ho mai giocato nemmeno in allenamento – dice Novak Djokovic, numero 1 e suo prossimo avversario – ed è curioso che sia già il terzo giocatore di questo torneo che affronto per la prima volta. Sarà in fiducia, motivato, senza niente da perdere. Ha vinto cinque partite tra qualificazioni e main draw, non potrò permettermi di sottovalutarlo. Devo fare anche stavolta i miei compiti a casa”. Nole ci scherza un po’ su, ma sa bene che i compiti deve farli per davvero. Il ricordo del quarto di finale dello scorso anno brucia ancora, e stavolta non ci sono attenuanti: una sconfitta sarebbe una delle più grosse sorprese (negative) della sua vita sportiva. In ogni caso, Caruso ripartirà da Parigi con 115 punti Atp in più, con i top 100 non troppo lontani e con un possibile ingresso nei 100 della Race. Per uno che solo dodici mesi fa, sempre nella capitale di Francia, si fermava all’esordio delle qualificazioni contro l’indiano Gunneswaran, è tutto un altro mondo.