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PAZZA ROMA

Pubblicato il 20 maggio 2019

L’edizione di quest’anno degli Internazionali BNL d’Italia partiva con le premesse ideali per essere considerata tra le migliori di sempre: la presenza del terzetto di star composto da Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer, oltre a un folto gruppo di italiani con speranze concrete di andare avanti nel torneo maschile. Tutte le migliori al mondo, compresa Serena Williams, nel torneo femminile. A complicare le cose è arrivata la pioggia, che ha cancellato un’intera giornata (quella di mercoledì) e ne ha, diciamo così, movimentate altre. Rendendo il Masters 1000 del Foro Italico, se possibile, ancora più unico nel panorama dei tornei del Tour. Ecco sette motivi per cui quest’anno si può parlare di ‘pazza Roma’.

LE FOLLIE DI NICK

Il pubblico lo aveva persino adottato come un proprio beniamino, eppure lui è riuscito una volta ancora a deludere chi lo aveva preso, malgrado tutto, in simpatia. Nick Kyrgios ha regalato a Roma e ai romani la parte migliore e la parte peggiore di sé, concludendo la sua avventura con una squalifica senza senso, dopo aver scagliato un seggiolino in mezzo al campo nel pieno del terzo set contro Casper Ruud. In un gesto che è sembrato più teatrale che spontaneo, alimentando l’idea che l’australiano sia ormai prigioniero del proprio personaggio. Peccato perché invece le bizzarrie sul campo, tra servizi da sotto, tweener e altre trovate più o meno geniali, sono (quasi) sempre un valore aggiunto alle sue partite.

GOFFIN-DEL POTRO SUL 4

In una situazione normale sarebbe stata da Centrale, non solo a Roma ma pure in un torneo dello Slam. Invece, nella situazione di emergenza che si è venuta a creare a causa della pioggia, la sfida tra David Goffin e Juan Martin Del Potro è finita addirittura sul campo 4. Ne hanno potuto beneficiare i possessori del biglietto ‘ground’, che con una spesa tutto sommato limitata sono riusciti a godersi un incontro ad alto tasso di talento. A prescindere dal fatto che poi ‘Palito’ sia riuscito a battere il rivale senza particolari difficoltà.

ROGER SULLA PAPAMOBILE

L’immagine simbolo di questi Internazionali sarà quella di Roger Federer che esce dal Grandstand su una golf car che sembrava una Papamobile al servizio del miglior giocatore di sempre. Lo svizzero, dopo la sua vittoria con Coric, è passato in mezzo a due ali di folla adorante, seguito da centinaia di fans in cerca di uno scatto o semplicemente di un cenno di Roger. In tanti, hanno avuto la sensazione che potesse essere l’ultima occasione.

LE TRE ORE PIÙ BELLE

Il miglior incontro del torneo, e probabilmente della stagione, è andato in scena sul Centrale dalle 22 di venerdì all’1 di sabato. Lo hanno giocato Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro, che si sono presi a sportellate per tre ore di fronte a un pubblico che non poteva smettere di applaudire, e che alla fine ha tributato ai due una (meritatissima) standing ovation. La buona nuova in vista dei prossimi tornei è che l’argentino sembra tornato in grado di competere coi migliori per un periodo prolungato. A Parigi, a Wimbledon e soprattutto sul cemento, bisognerà fare i conti anche con lui.

LA SERENITA’ DI JANNIK

Tra le vicende anomale di questa edizione del Masters 1000 romano c’è senza dubbio anche il cammino di Jannik Sinner. Sbarcato in tabellone dopo aver raggiunto la finale (persa contro Basso) delle pre-qualificazioni, il 17enne di Sesto Pusteria avrebbe potuto cedere al primo turno contro l’americano Steve Johnson, contro il quale si è trovato in svantaggio di un set e poi per 5-2 al terzo. Invece il rosso altoatesino ha saputo rimontare, vincendo cinque game di fila e volando al secondo turno, dove lo ha fermato – non senza qualche difficoltà – un top 10 come Stefanos Tsitsipas. Ma l’impressione maggiore, Jannik, l’ha destata nelle conferenze stampa, dove ha palesato una maturità e una consapevolezza sconosciute a tanti suoi colleghi più navigati.

FOGNINI A DUE FACCE

Fabio Fognini è arrivato a Roma con più attenzioni (e probabilmente con più pressioni) del solito, vista la vittoria a Monte-Carlo. A questo, si è aggiunto l’inconveniente della pioggia, oltre a una condizione fisica non certo ideale. Tutto ciò lo ha portato a non essere la sua miglior versione. Né nella vittoria (laboriosa) contro Radu Albot, né nella sconfitta contro Tsitsipas della stessa giornata. Per non parlare del dopo partita, nel quale si è fatto prendere da considerazioni poco eleganti sull’organizzazione. Gli va reso merito, invece, per le scuse e la retromarcia del giorno dopo. Un gesto che in pochi avrebbero fatto.

VENERDÌ 17

Gli scaramantici già sapevano tutto. Venerdì 17 ha colpito ancora, stavolta sotto forma di due ritiri. Non due ritiri banali, ma quelli di Naomi Osaka e Roger Federer, numero 1 del mondo in campo femminile e numero 1 di sempre in quello maschile. Così la giornata dei quarti ha perso in un colpo solo i due attori principali, vittime di problemi fisici non invalidanti, ma che hanno consigliato a entrambi un riposo precauzionale in vista di Parigi. La speranza è di rivederli ancora al Foro Italico, anche se per quanto riguarda Roger, le possibilità sono ridotte al lumicino.