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IMPRESA SINNER

Pubblicato il 12 maggio 2019

Non sente nessun tipo di pressione, produce colpi vincenti con una facilità disarmante, ha 17 anni ed è italiano. Jannik Sinner sta vivendo un’annata destinata a sorprendere tutto il mondo del tennis, non solo quello tricolore. La sua prima apparizione in un Masters 1000 si è trasformata nella prima vittoria, davanti a un pubblico romano che non ha smesso un secondo di sostenerlo a gran voce. È vero che Steve Johnson, avversario di turno agli Internazionali BNL d’Italia, non sta attraversando un gran periodo, ma l’americano è comunque numero 59 del mondo e probabilmente non si aspettava di dover passare dei guai di fronte a un teen-ager che veniva dal mondo dei Challenger. Peraltro, Johnson sembrava avviato verso una comoda vittoria quando ha incamerato il set di apertura per 6-1. Invece Jannik si è tolto di dosso quella inevitabile tensione che lo aveva accompagnato al suo ingresso dai cancelli del Centrale, e ha cominciato a macinare il suo tennis brillante, equilibrato e completo.

LA RIMONTA IN DUE MOSSE

Passo dopo passo, si è costruito la sua rimonta, che in realtà ha vissuto due step distinti. La prima parte nel secondo set, quella decisiva nel terzo, quando l’altoatesino ha persino annullato un match-point. Johnson non poteva credere ai suoi occhi, vedendo quel ragazzino senza nemmeno un accenno di barba che continuava a picchiare come un forsennato senza curarsi del punteggio e delle occasioni perdute. Eravamo tutti pronti a fare i complimenti all’azzurro per una sconfitta dignitosa, invece ci ritroviamo a occhi sgranati nel goderci tanta abbondanza. Perché in fondo Jannik è la ciliegina su una torta ricchissima, dalla quale di volta in volta escono i risultati di Berrettini, Sonego, Fognini, Cecchinato e chissà chi altro in futuro. Coach Andrea Volpini e l’allenatore di Andreas Seppi, Max Sartori (che lo ha scoperto sui campi dell’Alto Adige) gli hanno riservato una standing ovation come del resto hanno fatto tutti gli spettatori in tribuna.

LA SVOLTA DA BERGAMO

La vittoria al Challenger di Bergamo e le altre due ottenute in altrettanti Futures sembravano già poter bastare per una stagione nella quale Sinner era partito con la miseria di 7 punti Atp nello zaino. Invece lui sta mostrando di non volersi mai accontentare, una dote che fa parte del dna dei campioni. Così ha raggiunto (da lucky loser) il primo main draw della carriera nel circuito maggiore a Budapest, vincendo anche un match in tabellone. Poi ha conquistato un’altra finale Challenger a Ostrava, perdendola contro il polacco Majchrzak più per qualche acciacco fisico che per reale inferiorità. In sostanza, ha cambiato mondo e vita nel giro di quattro mesi, senza dare il minimo segnale (almeno in apparenza) di instabilità, tecnica o emotiva.

“NON È NORMALE”

Non sono stato perfetto – ha spiegato Jannik a fine match – ma mi sono piaciuto perché non mi sono fatto travolgere dalle difficoltà, cercando e trovando la chiave per vincere. Sono felice di come è finita, perché sapevo di poterlo mettere in crisi, ma all’inizio mi sono ritrovato un po’ spaesato. Se sono sorpreso? Un po’ sì, in effetti, perché non è normale che un ragazzo di 17 anni faccia questi risultati. Ma l’obiettivo mio e del mio staff è quello di andare oltre, di vincere tante partite a questo livello. So che c’è tanto ancora da fare, ma mi emoziono anche io, nonostante da fuori questo non si veda”. Avanti di questo passo, le emozioni più grandi le proveranno gli spettatori che si gusteranno le sue imprese.