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SONEGO SHOW

Pubblicato il 18 aprile 2019

Adesso non lo si può più relegare a una bella storia semi-folcloristica, quella del ragazzino che iniziando tardi a giocare, e con un background da calciatore, si inventa professionista grazie a grinta e carattere. Adesso Lorenzo Sonego è qualcosa di più. Con i quarti di finale conquistati a Monte-Carlo, l’allievo di Gipo Arbino entra in un’altra dimensione: quella del professionista da prendere come esempio, quella della mina vagante capace di andare oltre ogni aspettativa. Sì, perché se tutto è relativamente nuovo, per il 23enne di Torino, è anche tutto decisamente solido, come quel diritto che porta via le paure e gli avversari. Erano nuovi gli Slam, fino al 2018, e sarà nuovo il Roland Garros, almeno se parliamo di main draw, quando ‘Sonny’ ci metterà piede per la prima volta fra qualche settimana. Erano nuovi i Masters 1000, fino a Roma dello scorso anno, eppure adesso sono persino un obiettivo da segnare con la matita rossa sul calendario. Erano nuovi avversari come Andreas Seppi, Karen Khachanov, Cameron Norrie, prima che incrociassero il cammino del piemontese subendone il suo tennis, più ancora che il carattere.

LA DANZA DEL DIRITTO

Bisogna partire da qui, per capire l’esplosione del fenomeno Sonego, senza esagerare sul lato del cuore, e prendendo molto seriamente l’aspetto tecnico. Lorenzo ha lavorato ore e ore, insieme al suo coach-amico-mentore, sul colpo che diventava spesso una banca per gli avversari: il rovescio. Solo così, rendendo quel lato sinistro meno attaccabile e regolare quanto basta, ‘Sonny’ ha potuto fare un salto di qualità. Oggi sa alternare le rotazioni col taglio sotto e in top senza perdere campo, e se è messo alle strette sa pure trovare qualche jolly una volta impensabile, tanta era la paura di subire il gioco altrui. Una volta trovata fiducia, l’azzurro è passato ad altro, ossia ad affinare i suoi punti forti. Che sono un diritto esplosivo in ogni zona del campo e un servizio incisivo e vario, al punto che diventa complicato da leggere anche per rivali esperti e preparati alle bordate dei pivot del circuito. Proprio la combinazione servizio-diritto, in particolare sulla terra, diventa un uno-due durissimo da incassare per chiunque. Sonego aggira la palla come un ballerino che danza sul palco di un teatro, ma poi fa partire un missile che la maggiore parte delle volte diventa un vincente pulito, con il rivale a metri dalla palla. Perché quel movimento tanto rapido quanto elegante gli permette di entrare col corpo dentro al colpo, dando qualsiasi direzione in maniera naturale, ma senza farlo capire a chi sta dall’altra parte.

E ADESSO LAJOVIC

Infine, l’arma in più resta sempre e comunque la difesa. Una difesa fatta di gambe, tecnica e coraggio. Fatta di un’umiltà persino commovente, che a tratti ricorda il primo Rafa Nadal. Sonego e coach Arbino, della capacità di essere umili e lavorare in silenzio, hanno fatto uno stile di vita. Da quando iniziarono il loro cammino, senza nessun tipo di ambizione particolare, a quando decisero che forse si poteva provare a fare sul serio, tutto sommato pochi anni fa. Oggi stanno raccogliendo i frutti (con gli interessi) del loro atteggiamento, del loro sguardo rivolto molto al campo e poco al contorno, molto alla sostanza e poco alla forma. In certi casi ancora adesso, Lorenzo, così alto e magro, sembra andare in difficoltà di fronte ad avversari più pesanti, più completi, come è capitato solo pochi giorni fa a Marrakech contro Jo Tsonga. Però da quelle sconfitte, Sonego prende chissà dove la benzina per fare meglio la volta successiva, per imparare a ogni colpo, per aggiungere sostanza a un tennis che in fondo si è costruito da poco, se confrontato con quelli che vivono una carriera secondo le tappe tradizionali. In regalo per tutto questo, nei quarti di Monte-Carlo, c’è Dusan Lajovic, che è un buon giocatore ma non è affatto fuori portata, e che negli ottavi ha fatto lo sgambetto a Dominic Thiem. Difficilmente, Sonego tremerà dallo spavento, perché ormai ha imparato che in questo mondo ci può stare senza sentirsi una meteora. Una consapevolezza che vale più di qualsiasi vittoria.