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TRA MONTE-CARLO E PARIGI, LA MAGIA DI ROMA

Pubblicato il 12 aprile 2019

Si comincia e si finisce parlando francese. Perché la stagione che ha un senso, sulla terra battuta, va dalle terrazze di Monte-Carlo ai boulevard del Roland Garros. Tutto quello che c’è prima (poco) o dopo (tanto) conta il giusto, ma senza quell’aura di storia che accarezza e accompagna da decenni eventi come quello monegasco, o come Roma, Madrid e Barcellona. Con il ‘campionato del mondo su terra’ all’ombra della Tour Eiffel che resta l’approdo finale e il sogno di tutti. Un sogno che, peraltro, Rafa Nadal si è preso quasi in esclusiva negli ultimi tre lustri, portandosi a casa undici delle ultime quattordici edizioni. Un primato difficilmente pensabile prima dell’avvento del fenomeno di Manacor, e difficilmente battibile nei secoli a venire. Non che il resto del percorso sulla polvere di mattone sia stato molto diverso: Rafa ha vinto undici volte pure a Monte-Carlo e a Barcellona, otto a Roma e cinque a Madrid. E non c’è un motivo al mondo per pensare che il 2019 possa andare in maniera molto diversa.

RAFA, NOLE E ROGER

Gli avversari, in teoria, non mancano. Come sempre a ogni vigilia. Ma poi spesso si sciolgono di fronte alla solidità di quella macchina da guerra che a 32 anni non si arrende all’età, agli infortuni e ai record già infranti, che potrebbero legittimamente togliere qualche motivazione. Novak Djokovic è il rivale più atteso: è il numero 1 e sulla terra ha vinto comunque tanto, quando Rafa glielo ha permesso. Se il bilancio dei testa a testa parla di un 28 a 25 per il serbo, il confronto sul rosso si ribalta e diventa un 16 a 7 per lo spagnolo. Che teme Nole come è normale che sia, ma che sa di avere nella superficie amica un’alleata importante. Il discorso vale in maniera ancora più accentuata per Roger Federer, al ritorno quest’anno sul mattone tritato dopo una pausa di tre anni che, probabilmente, gli ha allungato la carriera. Roger giocherà a Madrid e a Parigi, mentre Roma rimane un’incognita e dipenderà forse dall’andamento del ‘1000’ alla Caja Mágica, nella capitale di Spagna: dovesse uscire presto, Roger potrebbe aver bisogno di mettere più partite nelle gambe, optando quindi per un passaggio dal Foro Italico.

THIEM IL GUASTAFESTE

A fare il guastafeste c’è Dominic Thiem, il 25enne austriaco che negli ultimi tre anni, al Roland Garros, ha raccolto due semifinali e una finale. Dominic è cresciuto anche lontano dal rosso, tanto da vincere a Indian Wells dando un dispiacere proprio a Federer. E, nei momenti caldi dei tornei, sta trovando una continuità da campione maturo. Però l’impressione è che dipenda sempre più dagli altri che da lui, almeno nelle sfide coi top players: se Nadal, Djokovic o Federer sono in buona vena, fare match pari per l’austriaco diventa una mezza impresa. Per il resto, è difficile pensare a qualche sorpresa proveniente da un nome diverso da questi quattro. Difficile pensare arrivi da uno Zverev sempre in bilico tra esplosione e lista d’attesa, e comunque quasi mai davvero a suo agio sul lento. Difficile pensare arrivi dagli altri top 10, molto più da veloce che da terra. Più indietro? Borna Coric è il giovane più solido, meglio attrezzato per i campi lenti. Mentre Shapovalov, Kyrgios e compagnia potrebbero patire parecchio la concretezza di gente come Bautista Agut, Schwartzman o Edmund, per fare tre nomi da tenere d’occhio.

ROMA E GLI ITALIANI

L’Italia si presenta con un Marco Cecchinato chiamato alla conferma dopo il suo magico 2018, e con un Fabio Fognini reduce da un momento nerissimo: una vittoria nelle ultime otto partite. In compenso, abbiamo 20 italiani tra i top 200 Atp, meglio di qualunque altro Paese al mondo. E tra loro ci sono soprattutto giovani: da Matteo Berrettini, che sulla terra ha già dimostrato di poter vincere tornei Atp (leggi Gstaad), ai vari Sinner e Musetti, troppo acerbi per competere coi big, ma abbastanza talentuosi per alimentare sane speranze. Soprattutto, l’Italia si presenta col gioiello degli Internazionali BNL, l’evento del Foro Italico che punta al record di presenze e di incassi. Dall’11 al 19 maggio, la Capitale sarà pure il centro di gravità dell’universo tennis, con i suoi campi che trasudano storia e con una tradizione che pochi possono vantare. Un torneo, quello del Foro, che attende Federer a braccia aperte ma che in ogni caso non si concentrerà sulla sua presenza o sulla sua assenza. Sul circuito in rosso, sono ormai tutti pronti a scaldare i motori.