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SENZA FRONTIERE

Pubblicato il 10 aprile 2019

Cambiereste idea su Roger Federer, se fosse americano invece che svizzero? Smettereste di seguire i match tra Rafa Nadal e Novak Djokovic, se fossero un indiano e un israeliano invece che uno spagnolo e un serbo? Le risposte sono scontate, almeno fino a che non si tocca il tifo patriottico. Ma ormai nel tennis, contrariamente a quanto accade in altri sport, siamo abituati a supportare i nostri idoli ben oltre le bandiere, ben oltre i confini. Un risultato della cultura sportiva che accompagna questa disciplina fin dalla sua nascita. E – per quanto riguarda l’Italia – di quel lungo periodo di attesa di un campione che ha reso quasi indispensabile trovare altrove dei motivi per parteggiare. Cosa che, al di là della bellezza dei gesti, rende sempre un po’ più eccitante la propria esperienza di spettatore.

LA SCELTA DI NAOMI

La lunga premessa per arrivare a un possibile cambio di nazionalità che farebbe rumore perché riguarderebbe la numero 1 attuale del tennis mondiale, nonché vincitrice degli ultimi due Slam e stella sempre più brillante di un firmamento mai così disperatamente in cerca di personaggi: Naomi Osaka. Il 16 ottobre del 2019, Naomi festeggerà 22 anni, ed entro quel giorno dovrà decidere cosa fare del suo passaporto: se restare a tutti gli effetti giapponese (Paese che le ha dato i natali e che è pure quello di origine della mamma) oppure diventare in via definitiva americana, visto che gli Stati Uniti la ospitano e l’hanno cresciuta. Naomi parla inglese come prima lingua, e preferisce evitare il giapponese, che conosce poco e male. È un mix ben riuscito di culture, tra quella yankee, quella haitiana del padre e quella del Sol Levante, ben presente nei suoi modi educati e gentili. Difficile darle un’etichetta, ma ormai si tratta di una situazione inevitabile e improrogabile, visto che il Giappone è tra quei Paesi che non accettano la doppia cittadinanza.

USA DA IMPORTAZIONE

Rimanere ancorata alle sue origini asiatiche significherebbe diventare l’icona sportiva di un intero popolo, e forse aiutarlo pure ad aprirsi a un modello un po’ diverso da quello comune, a un’idea di multiculturalismo ancora lontana da quelle latitudini. Passare sotto la bandiera americana le consentirebbe invece di avere qualche chance in più sotto il profilo mediatico, con relativi benefit da parte degli sponsor. Ma significherebbe anche diventare un’atleta per certi versi più ordinaria, una delle tante che hanno puntellato la storia dello sport a stelle e strisce. Gli Stati Uniti non sono nuovi a questi passaggi di bandiera: senza scomodare Andre Agassi e Michael Chang, che sono nati su suolo americano pur partendo dalle origini lontane dei genitori (Iran e Taiwan), basterebbe ricordare i due esempi più clamorosi di campioni acquisiti. Quanti, oggi, si ricordano che Martina Navratilova e Ivan Lendl cominciarono a giocare (e a vincere) sotto la bandiera cecoslovacca? Forse i meno giovani, coloro che hanno passato abbondantemente gli ‘anta’, ma negli albi d’oro la carriera di queste due stelle (nonché la loro vita) resterà per sempre affiancata al marchio Usa.

L’ESEMPIO DEL TENNIS

E allora si torna al punto di partenza. A quanti interessa, fatta eccezione per i rispettivi Comitati olimpici, se Naomi proseguirà la sua carriera con una bandiera piuttosto che con l’altra? A pochi, in fondo. Perché se è vero che i gesti di Federer non hanno colori e non hanno confini, il discorso vale ed è altrettanto forte per le emozioni che sa regalare un personaggio come la giapponese. O come il funambolo Dustin Brown, o come il fenomeno Denis Shapovalov. Che uno sia tedesco o giamaicano, che l’altro sia canadese o russo (o israeliano), francamente importa poco. Al contrario, tra le qualità di questo meraviglioso sport che è il tennis, ce n’è una difficile da trovare in altri ambienti: il tifo non è quasi mai rivolto al passaporto, ma è quasi sempre rivolto alle emozioni. Per questo, qualsiasi sia la scelta di Naomi, la sua immagine non cambierà. E il carrozzone del tennis in rosa, così come i veri appassionati, potranno seguirla allo stesso modo sperando che confermi il suo ruolo di icona, tanto capace di vincere quanto di divertire.