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LE SORPRESE DEL DESERTO

Pubblicato il 18 marzo 2019

Dominic Thiem e Bianca Andreescu. Chi si aspettava questi nomi, sul gradino più alto del podio del primo grande evento della stagione americana, alzi la mano. Certo, Thiem non è esattamente l’ultimo arrivato: partiva da numero 8 del mondo e oggi, dopo il trionfo su Federer, è numero 4 (best ranking eguagliato). Però davanti a lui, in una ipotetica griglia di partenza di Indian Wells, ce n’erano molti, di colleghi. E anche quando è riuscito ad approdare all’ultimo atto, in pochi lo davano competitivo fino in fondo contro Sua Maestà Roger, a caccia del titolo numero 101. Anche perché le sue ultime performance non lasciavano presagire nulla di particolarmente entusiasmante: primo turno a Doha, secondo a Melbourne, una timida semifinale a Buenos Aires e di nuovo sconfitta all’esordio a Rio.

I RIMPIANTI DI ROGER

Invece Thiem ha svoltato al momento giusto, conquistando quello che ad oggi risulta essere il titolo più importante della carriera, dopo due finali perse in altrettanti ‘Mille’. “Non riesco a crederci – ha singhiozzato Dominic durante la premiazione – perché se penso a come stavo giocando solo pochi giorni fa, mi pare tutto irreale. Invece è vero, ho battuto Roger, che all’inizio giocava in maniera sublime. Per me questo successo vale quanto uno Slam”. Da parte sua, Federer ha di che uscire con un po’ di amaro in bocca per un torneo che, incassato il ritiro di Nadal in semifinale, pareva ormai nelle sue tasche. Pareva ancor di più roba sua dopo il primo set dell’ultimo atto, invece alla lunga il campione di Basilea ha subìto in maniera inattesa il tennis brillante di un Thiem trasformato. Roger ha avuto comunque una bella chance quando si è conquistato una palla break nell’ottavo gioco per involarsi sul 5-3 e servizio. Mancata quella, però, ha ceduto la battuta sul 5-5 consegnando il trofeo nelle mani del suo avversario. Per trovare un risultato tanto sorprendente in campo maschile, nel deserto californiano, bisogna tornare al 2010 di Ivan Ljubicic (7-6 7-6 a Roddick), o forse ancora di più al 2000 di Alex Corretja (6-4 6-4 6-3 a Thomas Enqvist).

PRIMO TITOLO PER BIANCA

Addirittura meno attesa della vittoria di Thiem è quella di Bianca Andreescu. La 18enne canadese di Mississauga, a sud di Toronto, ha compiuto un’impresa degna di una predestinata, diventando di colpo la più interessante promessa dell’intero panorama del tennis femminile. Partita come numero 60 Wta, Bianca – origini rumene – ha sorpreso una dopo l’altra giocatrici come Begu, Cibulkova, Voegele, Wang, ma soprattutto Muguruza (6-0 6-1!) e Svitolina. Per approdare a un ultimo atto dove si è rivelata più centrata e più fredda di una ex numero 1 esperta come Angelique Kerber, sconfitta in tre set. La nordamericana, fin qui, aveva vinto solo a livello Itf: sei titoli in totale, di cui uno a Santa Margherita di Pula nel 2017. E per cominciare il suo percorso nel circuito maggiore, non poteva chiedere di meglio di un trionfo in un Premier Mandatory.

LA FAVOLA DI CENERENTOLA

Nel terzo – ha spiegato – non stavo benissimo fisicamente, ma ho lottato fino a che ho avuto benzina, e ho cercato di essere aggressiva per chiudere in fretta il punto. Visto il risultato, direi che la tattica ha pagato”. Bianca sta percorrendo la strada di una certa Naomi Osaka, pure lei al primo titolo nel circuito Wta quando, dodici mesi fa, riuscì a sorprendere tutte proprio a Indian Wells. Ma se la giapponese, attuale numero 1 al mondo, ci era riuscita a 20 anni, la canadese sta precorrendo i tempi di un paio di stagioni: meno di un anno fa, perdeva due volte di fila (e senza vincere un set) contro la thailandese Kumkhum in tornei da 25 mila dollari. Perciò, oggi, parla in questi termini: “Mi pare la favola di Cenerentola. Non so nemmeno io se crederci o no”. Ad accomunarla con Thiem, il fatto di essersi trovata, per tutta la settimana, in quello stato di grazia che gli anglofoni sintetizzano in questo modo: “Semplicemente, ero ‘in the zone’, in ogni singolo match”. Oggi è numero 24 al mondo, e c’è da giurare che la sua scalata sia appena all’inizio.