blog
home / BLOG / THE GREATEST SHOWMAN

THE GREATEST SHOWMAN

Pubblicato il 12 marzo 2019

Altro che intrattenitore, altro che showman. Gael Monfils non sarà esattamente la quintessenza della concretezza, ma il suo inizio di 2019 appare come il preludio a qualcosa di importante. ‘Lamonf‘ è numero 19 del ranking Atp, ma soprattutto è numero 5 della Race, frutto di un avvio in quinta che lo ha visto vincere il 500 di Rotterdam (in finale su Stan Wawrinka), arrivare in semifinale a Dubai e a Sofia, e adesso approdare agli ottavi di Indian Wells. In attesa di capire se il suo destino – come probabile – incrocerà quello di Nole Djokovic. Nell’autorevolezza mostrata contro Ramos, cui ha concesso solo tre game, si è confermato quello che il francese aveva messo in evidenza in Olanda: il 32enne che ha sempre fatto dello spettacolo una sua cifra distintiva, ora ha in qualche modo messo la testa a posto. Nel senso che lo spettacolo continua sì, ma con un occhio più attento alla disciplina necessaria per chiudere le partite.

OBIETTIVO TOP 10

La carriera di Monfils non è stata esattamente un esempio di regolarità. Apparso sul circuito per la prima volta nel febbraio di sedici anni fa, ha cominciato a vincere l’anno dopo, ma non ha ottenuto quanto il suo talento aveva fatto pensare all’inizio. In tutto, si contano otto titoli Atp (e sei Challenger), oltre a una classifica decollata presto (numero 31 nel 2005, quando fu eletto ‘newcomer of the year’) ma rimasta a lungo tra la prima e la seconda fila. Mai, in sostanza, tra coloro che potevano vincere gli Slam, malgrado un best ranking di numero 6. Certo non lo ha aiutato il periodo storico, vista la concomitante esplosione dei Fab Four, che hanno lasciato le briciole a tutti gli altri per oltre un decennio. Ma lui a un certo punto si è un po’ tirato indietro. Non solo mentalmente, ma pure in campo. Quando ha cominciato a giocare troppo lontano dalla linea di fondo, ha perso la sua essenza, la sua natura. Si è ritrovato a subire e a ribattere, ma senza mai dare l’impressione di riuscire a decidere l’esito di un confronto importante.

SVITOLINA, BASKET E 100 METRI

Oggi, ‘Mister Svitolina’ pare aver cambiato registro. E chissà che proprio la relazione, ormai sbandierata senza alcun timore, con la top ten ucraina, non stia contribuendo a regalargli una sicurezza in fondo mai davvero entrata nel suo modo di essere. Nonostante gli atteggiamenti da guascone facessero intendere il contrario. Sarà stato per i problemi fisici (schiena, ginocchia) che più o meno regolarmente sono arrivati a fargli visita, sarà stato perché la sua palla viaggiava sì rapida, ma non abbastanza da mettere in un angolo i migliori. Sarà per tutto questo o per altro ancora, ma Gael tra i grandissimi non ci è mai davvero entrato. È entrato, per contro, tra le simpatie della gente, che lo vede come lo shot-maker più forte del circuito, con quei capelli ogni volta più bizzarri e un fisico che sarebbe stato benissimo – fragilità a parte – su un campo da basket o su una pista di atletica. Tanto che più d’uno, quando era adolescente, gli pronosticava un futuro nella velocità.

LA SCELTA DECISIVA

A 32 anni, Gael è di fronte a una scelta: provare a fare degli ultimi fuochi della sua carriera qualcosa di unico, mai riuscito (e mai davvero tentato) in precedenza. Oppure restare fedele al suo personaggio, strappare applausi e sorrisi, mandando al diavolo risultati e ranking. Che poi magari arriverebbero lo stesso, ma senza essere messi come obiettivo primario. Elina Svitolina, che dice di soffrire molto di più guardando i suoi match dalla tribuna, che non durante le proprie partite, avrà probabilmente già detto la sua. E magari l’amore saprà dettare tempi e modi di un nuovo percorso. Altrimenti, agli appassionati, resterà per sempre il dubbio di cosa avrebbe potuto combinare, quel funambolo di origine caraibica, se per un anno (o persino qualcosa meno) si fosse preso la briga di dare tutto per se stesso, invece che per il pubblico.