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IL TENNIS È DONNA

Pubblicato il 8 marzo 2019

Le donne del tennis hanno fatto la storia dello sport. Non soltanto in campo, ma pure fuori. Perché è proprio da loro, dalle campionesse della racchetta, che è stato spesso portato avanti con successo il concetto di ‘gender equality‘. Una battaglia che magari non è ancora del tutto conclusa, ma che nel tennis ha trovato un punto di approdo importante. Per questo, anche quest’anno, nella giornata che in ogni parte del mondo è dedicata all’universo femminile, il tennis dà il suo contributo. E in particolare è il torneo di Indian Wells, attraverso lo sponsor BNP Paribas, che decide di fare qualcosa in più: un supporto concreto al proseguimento di un percorso di civiltà e di libertà. Il Masters 1000 americano lo fa appoggiando ‘HeForShe‘, campagna di solidarietà in favore dell’uguaglianza creata da UN Women, che vuole coinvolgere gli uomini nella lotta contro la discriminazione femminile.

MURRAY, UN ESEMPIO

Così, saranno donati 100 euro per ogni ace servito durante la giornata. Mentre ogni volta che un fan parteciperà al foto shooting approntato per l’occasione, 10 euro saranno devoluti a favore dell’associazione che promuove la campagna. Sarà una buona occasione per ricordare quanto le donne del tennis hanno conquistato fin qui, raggiungendo obiettivi che sembravano lontanissimi solo qualche generazione fa. Ma sarà soprattutto una buona chance per mettere sotto i riflettori ciò che i colleghi uomini hanno fatto e possono ancora fare a sostegno della parità di genere. Tra loro, c’è da parlare ovviamente di Andy Murray, cresciuto sotto le cure di mamma Judy ma poi passato anche dal contributo importante di una ex campionessa come Amélie Mauresmo, la stessa che oggi è all’angolo del francese Lucas Pouille. Può sembrare una scelta normale, la loro. E in effetti dovrebbe esserlo. Ma è una scelta importante perché traccia un esempio: in un ruolo, quello del coach, dominato da sempre dagli uomini, c’è spazio (eccome) anche per le donne.

TENNIS CAMPIONE DI UGUAGLIANZA

Gli esempi nel corso della storia sono pochi, ma il trend, proprio grazie a Andy e Lucas, sta cambiando. Ed è forse proprio quello dei coach, uno degli ultimi settori in cui c’è bisogno di premere sull’acceleratore per raggiungere una vera parità. Perché, per esempio, nel settore arbitrale si dà per scontato da tempo che una donna possa dirigere un match di altissimo livello tra due uomini, senza che nessuno (grazie al cielo) si sorprenda. Mentre è sempre più comune assistere ad allenamenti misti, quando i tornei sono combined. Più volte, per esempio, l’attuale numero 1 del mondo Naomi Osaka ha condiviso il campo con colleghi maschi: Andy Murray (sempre lui), o Frances Tiafoe, che ha avuto l’onore di trovarsi dall’altra parte della rete la regina del tabellone in rosa proprio a Indian Wells. È per tutti questi motivi, e perché ormai è assodato che i montepremi degli Slam siano oggi equamente distribuiti tra i due tabelloni di singolare, che il tennis si presenta nel mondo dello sport come un campione della ‘gender equality’. Nonostante questo, però, c’è ancora tanto da fare. L’otto marzo esiste apposta per ricordarcelo.