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3 INDIZI PER IL FUTURO DALLA HOPMAN CUP

Pubblicato il 2 gennaio 2019

Che cosa sia – o non sia – la Hopman Cup è certamente fonte di dibattito. Le certezze: non è un torneo ‘vero’, non dà punti Atp né Wta e non fa tremare le vene ai polsi ai fan. Eppure molti big iniziano il loro anno da lì, da Perth. Già nell’emisfero giusto per abituarsi al tennis Down Under d’inizio stagione, si dirà: via d’un fiato verso gli Australian Open. Per rispondere alla domanda iniziale, forse, i meno radicali potrebbero asserire che la Hopman Cup sia la più prestigiosa tra le esibizioni, certamente la più antica con i suoi 30 anni (la prima si giocò nel 1989). Molti giocatori la sfruttano per cominciare a capire le condizioni australiane, noi proviamo a usarla per cogliere tre macro-indicazioni sulla geografia futura del tennis mondiale da quest’alba di 2019.

Federer, la Svizzera e Quota 100

Per un paese intero, in clima di grandi manovre, ‘Quota 100’ ha tutto un sentore vagamente previdenziale, mentre per i malati di tennis è accostabile solo ai titoli di Roger Federer. Chiuso il ventesimo anno da onorato professionista – il 2018 – a 99 trofei, la domanda è la più classica. Quando RF toccherà la tripla cifra? A quale altezza di questo nuovo anno che si apre? Solo che, restando in tema, l’altra questione torna subito di moda: e se non appena tagliato il traguardo, Ruggero dovesse seriamente pensare alla pensione? Beh, questa Hopman Cup ci suggerisce che la Svizzera è tennisticamente ‘vecchia’. Fuori Federer – presto o tardi che sia – e Wawrinka, i ricambi non ci sono: l’unico Under 25 tra i primi 500 Atp è Marc-Andrea Huesler (22 anni, n.418). Al femminile l’àncora è rappresentata dai 21 anni di Belinda Bencic. Lei sì è lontanissima dal ritiro, ma con quel 54° posto nel ranking, la sua promessa di essere la ‘Federer in gonnella’ sembra già vecchissima. Anzi, pensionata. E ben prima della famigerata Quota 100.

Zverev, la Germania e la solidità teutonica

Con la Gran Bretagna che scricchiola come l’anca del suo miglior baronetto (Andy Murray), la Francia a collezionare Top 100 ma non papabili vincitori di Slam e la Spagna a interrogarsi su chi succederà al trono di Nadal, il ruolo di potenza-guida in Europa non può che toccare al Kaiser Zverev e a una ‘donna forte’ come Angie Kerber. Questa Hopman Cup con i due fianco a fianco non fa che ricordarci che la nazione più solida e concreta, almeno per le prossime ‘previsioni di bilancio Slam’, è proprio la Germania. Sascha deve ancora dimostrare di saper fare il botto nei Major, ma ha una vita davanti e Djokovic, Nadal e Federer non per sempre tra i piedi. A voler ben guardare, il futuro sorride a Frau Deutschland anche per quanto riguarda le gare a squadre. No, non parliamo di Hopman Cup in questo frangente: nel lungo periodo, con un altro fenomenino potenziale come Rudolf Molleker (oggi ha 18 anni), la riformata Davis diventa un obiettivo più che plausibile.

Tsitsipas, la Grecia e il mito dell’uomo solo

Tra le coppie schierate nella Hopman Cup 2019, ce n’è una che pare messa lì apposta per prefigurare uno scenario prossimo. Ed esaltare il mito dell’uomo solo (o della donna sola): a dimenticare per qualche giorno l’assenza di connazionali nei rispettivi circuiti, a Perth, ci sono Stefanos Tsitsipas e Maria Sakkari. Dall’immagine di loro che si danno il cinque in campo, allarghiamo un po’ lo sguardo. In Europa la sfida tutta politica tra Germania e Grecia ha tenuto banco molto spesso negli ultimi anni. Adesso che è pressoché chiusa, con tutta probabilità se ne riproporrà un’altra sul campo da tennis. Detto del predestinato Zverev che annusa il predominio e che può contare su una nazione in buona crescita tennistica, c’è un uomo solo in un Paese piccolo e tennisticamente irrilevante (sono 15 i greci inseriti nei due ranking mondiali…) che minaccia di dargli del filo da torcere. Tsitsipas non può avere velleità nelle competizioni a squadre, perché i due connazionali a lui più vicini (si fa per dire…) sono Michail Pervolarakis e Ioannis Stergiou, insieme sommano 52 punti Atp: uno è n.623, l’altro 1.139. Ma individualmente promette di incrinare le certezze tutte teutoniche di Sascha: in fondo la loro rivalità promette di non essere la riedizione di Davide contro Golia, ma di Federer contro Nadal.