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ITALIA 20 E LODE

Pubblicato il 30 novembre 2018

Venti titoli in un anno tra circuito minore (Challenger) e circuito maggiore Atp. Numeri da potenza tennistica che però stavolta formano il bottino di un Paese insospettabile: l’Italia. Sei trionfi nel Tour non li vedevamo da oltre 40 anni, precisamente dai sette successi del 1977, quando il movimento tricolore era ancora ubriaco di gioia per la Davis dell’anno prima, unita alla doppietta Roma-Roland Garros. Poi sarebbero arrivati gli anni più difficili e parecchie stagioni senza vittorie: tre consecutive dal 1981 al 1984, quattro dal 1994 al 1998 e addirittura cinque in serie dal 2006 al 2011. Da Filippo Volandri che mise in cascina il titolo di Palermo ad Andreas Seppi che chiuse da vincitore sull’erba di Eastbourne. Ecco perché tornare a cifre da Anni 70 dev’essere considerata una impresa degna di nota, nonostante tutti i successi del 2018 siano stati ottenuti negli Atp 250.

12 GIOCATORI PER 14 TITOLI

Una stagione che, prendendo in considerazione proprio il numero di titoli, mette l’Italia addirittura sul podio per nazioni, dietro soltanto alla Spagna (a quota 9) e a pari merito con la Russia. Ma non basta. Perché anche dietro, nel sottobosco dei Challenger, la posizione tra le prime tre viene confermata. Gli azzurri hanno centrato 14 successi negli eventi che fanno da anticamera al circuito maggiore, ma che sono già molto complessi e difficili da conquistare. Berrettini, Cecchinato, Fabbiano, Sonego, Lorenzi, Travaglia, Seppi, Quinzi, Vanni, Caruso, Giannessi, Baldi: eccoli i 12 che hanno segnato un primato difficilmente eguagliabile in tempi brevi. Due di loro, Lorenzi e Quinzi, hanno fatto doppietta, mentre per Caruso (a Como) e per Baldi (a Ismaning) si è trattato del primo centro in carriera. Davanti all’Italia, in questo caso, solo Australia e Stati Uniti, che terminano la stagione appaiate con 17 vittorie.

MIX DI GIOVANI ED ESPERTI

L’entusiasmo c’è ed è sacrosanto. E va ben al di là delle classifiche che vedono la maggior parte degli azzurri in evidente progresso, con due top 20 come Fognini e Cecchinato. Un entusiasmo che deriva soprattutto dal fatto che parecchi dei protagonisti di questa rinascita tricolore sono nel pieno della loro maturazione, o addirittura in fase di lancio. Con un’età media complessivamente molto bassa, visti i tempi attuali. Se Fognini, con i suoi 31 anni, è tra i più esperti del gruppo, subito dopo troviamo un Cecchinato che ha 26 anni ma probabilmente ne dimostra (e ne sente) alcuni di meno come tennista con ambizioni di vertice. Con i 34 anni di Seppi siamo dalle parti della pensione (o quasi) ma con i 22 di Berrettini e i 23 di Sonego, intervallati dai 29 di Fabbiano, torniamo a parlare di promesse in grado di lasciare il segno per un decennio. Discorso che vale, alle loro spalle, per Quinzi e Baldi, per Napolitano e Donati. Ma che cambia di poco pure se passiamo a Travaglia (26), Caruso (25), Giannessi (28) e Giustino (27).

ORA LA CONFERMA

Il 2019 dovrà essere l’anno della conferma, per molti di loro. E proprio qui si vedrà chi ha la stoffa per salire davvero in alto. Perché una stagione buona, anzi ottima, può capitare. Ma è il seguito la prova del nove. Mai come in questo momento, mentre le ragazze devono ricostruire un movimento dalle fondamenta, l’Italia al maschile ha la chance di collocare tanti giocatori nei top 100, sopra quella soglia che dà tranquillità, fiducia e opportunità di farsi notare nei grandi tornei. Proprio nel momento in cui il tennis sta cambiando pelle, c’è un gruppo eterogeneo fatto di giovani ed esperti, di contrattaccanti e di regolaristi, di specialisti della terra e di amanti del rapido, pronto a esplodere e a ridare speranze. Quelle che parlano di top 10, di Masters 1000, di Slam. Quelle che raccontano il tennis che entra nella storia.