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LA FINALE DEL FUTURO

Pubblicato il 10 novembre 2018

Sarà la migliore finale possibile, tra il numero 1 e il numero 2 del torneo. Una finale maturata al termine delle due partite più belle della settimana. Come a dire che meglio di così, difficilmente poteva andare. Le Next Gen Atp Finals di Milano sono un affare tra Stefanos Tsitsipas, numero 15 Atp, e Alex De Minaur, numero 31. Due ragazzi che insieme fanno 39 anni (per inciso, due più di Federer), e che rappresentano il (bel) volto nuovo del circuito. Due che a modo loro sono un esempio, e che sarebbero uno spot perfetto per quel ricambio generazionale che però stenta a prendere forma. Lo sarebbero perché uno, Tsitsipas, è il talentuoso belloccio ma pure simpatico, che non risparmia energie da dedicare allo spettacolo e che per il suo look ricorda un po’ i campioni degli Anni 70. L’altro è la sintesi della concretezza: un tipetto che pur scontando un’altezza da normotipo, bastona gli avversari a suon di difese e tocchi, di intelligenza e di contrattacchi.

 

CONFRONTO DI STILI

Sarà la migliore finale possibile, alla Fiera di Rho, anche per questo motivo. Perché di fronte non ci saranno soltanto due giocatori ma due modi di intendere il tennis. Un confronto di stili che da sempre è fonte di divertimento. Il tutto in un evento che dello show, in campo e sulle tribune, si nutre, grazie al nuovo format che rende tutto più coinvolgente, più rapido e quindi esente da tempi morti. Un format che però, al greco e all’australiano, non piace proprio tanto. Addirittura, Tsitsipas durante la settimana è riuscito a criticare praticamente ogni cosa, con l’apice raggiunto sul towel rack, ossia il porta-asciugamani. Una novità molto banale, che sarebbe da introdurre subito per evitare ai ball-boys di farsi carico di un ruolo di maggiordomi, e che invece Stefanos non vede di buon occhio. Ma nemmeno De Minaur, pur esaltando l’atmosfera che si crea, è stato tenero con alcune innovazioni. Per esempio con quella del coaching: “Perché – ha spiegato – la cosa bella del tennis è che sei da solo, e io voglio vincere solo con le mie forze”.

 

RUBLEV-MUNAR PER IL TERZO POSTO

Del resto il giovane aussie sa bene che proprio lì, nella gestione dell’incontro e nella capacità di leggere le situazioni, sta la sua vera forza. E un’eventuale introduzione della regola che permette il dialogo con i propri allenatori gli toglierebbe un vantaggio non da poco nei confronti di quelli che vivono il match con la testa – se non proprio tra le nuvole – un po’ meno focalizzata sull’obiettivo. Come, a volte, capita proprio a Tsitsipas, e come capita spesso ad Andrey Rublev, il russo che insieme al greco ha dato vita a uno splendido incontro, ma che vive troppi alti e bassi per far fruttare un potenziale devastante. In ogni caso, sia Rublev sia Jaume Munar, l’altro sconfitto delle semifinali (pure lui in cinque set), sono stati degnissimi partner degli attori protagonisti, e si ritroveranno di fronte per la sfida che vale la terza piazza. Tornando al match clou, difficile trovare un chiaro favorito, tra Tsitsipas e ‘Demon’ De Minaur, anche se i precedenti e la classifica indicherebbero l’ellenico. Ciò che non lo deve lasciare affatto tranquillo è la dote principale dell’australiano: trovare soluzioni apparentemente semplici a problemi complicati. Una dote che lo porterà lontanissimo.