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LA FORZA DELL’ENTUSIASMO

Pubblicato il 23 ottobre 2018

Avere coraggio, nella vita, aiuta. E il tennis non fa eccezione. I primi incontri delle Wta Finals di Singapore hanno emesso due verdetti. Il primo: vince chi sa osare, al di là di tattiche e paure. Il secondo: quell’equilibrio che abbiamo visto durante tutta la stagione non sarà spezzato proprio qui, nel torneo che riunisce – forfait a parte – le migliori del mondo. Prendiamo Naomi Osaka: da più parti, era (ed è tuttora) considerata come la nuova possibile regina, quella destinata ad avere una marcia in più delle altre. Ma è bastata una buona Stephens, per metterla alle corde e costringerla alla resa, in un terzo set a senso unico. Proprio lei, Naomi, che dell’entusiasmo e della spregiudicatezza aveva fatto il suo marchio di fabbrica dopo il trionfo agli Us Open.

DA RISERVA A PROTAGONISTA

Prendiamo ‘Caro’ Wozniacki, che sperava di alzare il suo solito muro difensivo contro Karolina Pliskova, e invece si è ritrovata sotto la doccia con un pesante 6-2 6-4. Prendiamo, infine, Kiki Bertens. Lei alle Wta Finals non doveva nemmeno esserci, invece è arrivata in extremis come ‘ospite’ dell’infortunata Halep, e improvvisamente ha minato le certezze di Angelique Kerber, che pure nel set di apertura aveva ingranato il turbo. Non è nemmeno il caso di sorprendersi, in un circuito femminile che va così, e che ogni giorno appiccica la parola sorpresa a una giocatrice diversa, fino a svuotare di senso il termine stesso. Sorprese vere, semplicemente, non ce ne sono più.

RIMONTA VINCENTE

Non deve essersi meravigliata più di tanto nemmeno la Bertens, che ha messo sul piatto l’entusiasmo tipico degli esordienti per dimenticare in fretta l’avvio poco fortunato, ribaltando una partita che aveva preso una brutta piega. La 26enne olandese di Wateringen, che nel 2018 ha fatto un salto di qualità vincendo tre tornei del circuito e aggiungendoci i quarti a Wimbledon, ha cominciato a mettere in difficoltà la Kerber e dunque ha cominciato a crederci, prendendo sempre più campo fino a che la tedesca non ha più trovato le contromisure. “Certo – ha spiegato la Bertens –, quando mi sono trovata sotto 6-1 e 2-0 ho pensato qualcosa del tipo:ma cosa ci faccio io qui?‘. Poi sono stata brava a cambiare l’inerzia della partita, a uscire dalla mia zona di comfort e a fare qualcosa di diverso. Fino a che il match è cambiato. Questa vittoria mi riempie di orgoglio, mi fa capire che posso stare qui e giocarmi le mie chance”. Siamo solo all’inizio e di spazio per i recuperi ce n’è in abbondanza, ma intanto chi ha messo via il match d’esordio si è messo in tasca anche una dose di fiducia che, in questo torneo così equilibrato, potrà tornare utilissima.