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CAMILA DA MILLE E UNA NOTTE

Pubblicato il 15 ottobre 2018

Sono passati più di tre anni, dal suo ultimo trionfo nel circuito Wta, che era pure il primo della sua carriera. Poche settimane dopo quel titolo colto a s’Hertogenbosch, in Olanda, arrivò anche il best ranking al numero 30 Wta. Oggi, mille giorni e passa più tardi, Camila Giorgi ha saputo finalmente fare quel passo avanti che in tanti stavano aspettando da tempo. La 26enne marchigiana d’Argentina, vincendo a Linz il suo secondo torneo del Tour maggiore, ha messo al sicuro anche il nuovo record personale in classifica mondiale, sfondando quota 30 e arrivando a toccare il numero 28, frutto di 1800 punti tondi tondi raccolti in 21 settimane. Frutto, in particolare, di questi ultimi sette giorni vissuti in stato di grazia, tanto dentro quanto fuori dal campo. Con un bel sorriso stampato sul volto, la voglia di divertirsi e la capacità di far fronte ai momenti difficili senza pretendere troppo dal suo tennis spumeggiante.

MENO ISTINTO, PIÙ RISULTATI

In Austria non è stata la miglior Giorgi, sotto il profilo tecnico, ma non ce n’era bisogno per agguantare il torneo. E forse è proprio questo il responso più importante che arriva dalla prova di Linz, dove si è vista una giocatrice capace di far fronte alle difficoltà in maniera meno istintiva rispetto al passato. Un atteggiamento che le è valso un traguardo per certi versi insperato, visto che da sempre le difficoltà maggiori per lei erano arrivate nelle situazioni che la vedevano partire favorita. Il suo momento positivo è una boccata d’ossigeno per il nostro tennis femminile, che in sostanza sta vivendo nella speranza che – oltre a Camila – possa sbocciare presto una nuova promessa in grado di non far rimpiangere troppo i bei tempi andati di Schiavone, Pennetta e compagne. Senza dimenticare che c’è sempre una Sara Errani ferma ai box, ma potenzialmente in grado di dire la sua ancora per diverse stagioni.

FOGNINI E CECCHINATO, DUE TOP 20

La classifica mondiale di lunedì 15 ottobre sarà ricordata però anche per un altro motivo. E per questo dobbiamo trasferirci nel settore maschile, dove Fabio Fognini e Marco Cecchinato hanno rinnovato un’impresa che non ricorreva nel movimento tricolore da quasi 40 anni. Il ligure e il siciliano sono entrambi tra i primi 20 del mondo, traguardo che all’Italia della racchetta mancava dal 1979, quando a essere presenti tra i migliori del ranking furono Corrado Barazzutti e Adriano Panatta. Fognini, che ormai è una presenza costante da quelle parti, è numero 14 ma è due posti più in alto nella ‘race’, dove ha quasi 300 punti di margine nei confronti del primo inseguitore Edmund, è incollato a Coric e tutto sommato non è così lontano da Isner e Nishikori. Cecchinato è invece al primo ingresso nei top 20, al numero 19, obiettivo centrato grazie al buon torneo disputato a Shanghai, dove le vittorie su Simon e Chung gli hanno restituito un po’ di quella fiducia che era andata persa dopo la conclusione della stagione sulla terra. Il siciliano è numero 16 della race e ha senza dubbio dei margini di crescita, considerato che il suo ranking si fonda sui risultati di una manciata di tornei concentrati in poche settimane. Ma per dare seguito alle buone intenzioni dovrà cercare di trovare un equilibrio che ancora, sui terreni rapidi, appare piuttosto lontano.