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UNA FINALE MONDIALE

Pubblicato il 17 settembre 2018

Cambia lo sport, non cambiano le squadre protagoniste. Dai Mondiali di calcio in Russia, all’ultima Coppa Davis con la formula tradizionale, sono sempre Francia e Croazia a dettare legge. E se per i transalpini essere sul tetto del mondo non è certo una novità, per i biancorossi croati si tratta dell’ennesima impresa, certo non casuale per un Paese che nello sport ha costruito imprese degne di una superpotenza. Proprio Cilic e compagni, contrariamente a quanto diceva il pronostico, sono stati quelli che hanno patito di più nel weekend dedicato alle semifinali. Un successo, quello di Zara contro gli Stati Uniti, che sembrava in cassaforte dopo il venerdì di apertura (2-0 per i padroni di casa) e che invece si è concretizzato solamente nel quinto set del quinto singolare, quello tra Borna Coric e uno splendido, quasi commovente, Frances Tiafoe. Una sofferenza che però ha reso ancora più dolce la terza finale in una competizione che il team slavo ha già vinto nel 2005, quando ad alzare l’Insalatiera furono Mario Ancic e l’attuale allenatore di Roger Federer, Ivan Ljubicic.

SICUREZZA CORIC

Il doppio di sabato, vinto al quinto dopo una maratona da Mike Bryan e Ryan Harrison su Dodig e Pavic, aveva riacceso una piccola speranza nella panchina americana, consapevole però del fatto che già Cilic avrebbe potuto chiudere la vicenda di fronte a Sam Querrey, preferito a Steve Johnson. Invece, mentre il buon Sam riusciva a trovare una giornata di buona vena, Marin si faceva bloccare dalla tensione al punto tale da venirne schiacciato, finendo per perdere una partita che poteva rivelarsi fatale. Ma la forza di questa Croazia è un gruppo che conta su un altro elemento di valore, quel Coric che è ormai passato da speranza a sicurezza. E che una volta risolta la questione – più complessa del previsto – di fronte al sorprendente Tiafoe, ha espresso tutta la sua gioia in una vera e propria dichiarazione d’amore per la Davis: “Quello che sto vivendo è il miglior momento della mia vita”.

FRANCIA, SORPRESA PAIRE

Dal 23 al 25 novembre, sarà dunque la Francia ad ospitare i croati nella sfida che assegnerà un titolo doppiamente importante, considerato che rappresenterà la chiusura di un’epoca, un momento di passaggio verso la seconda vita di un torneo con 118 anni di storia. I transalpini hanno risolto rapidamente la pratica Spagna, facendo valere il fattore campo di Lille, ormai culla dei trionfi dei Bleus, che proprio allo Stade Pierre Mauroy avevano alzato il trofeo nel 2017 battendo i vicini del Belgio. Contro un altro Paese confinante, ma di ben diversa tradizione, come la Spagna, le classifiche e la solidità degli iberici suggerivano cautela e indicavano un incontro complicato. Invece Carreno Busta e Bautista Agut si sono rivelati troppo fragili di fronte a un eccellente Benoit Paire e a un Pouille in grado di tenere i nervi saldi ancora una volta, confermandosi come l’uomo Davis della nuova Francia di capitan Noah. A timbrare la finale ci hanno pensato poi l’ormai ritirato Julien Bennetau e Nicolas Mahut, che in doppio hanno travolto Marcel Granollers e Feliciano Lopez cancellando qualsiasi ipotesi di rimonta degli ospiti.

CILIC AGO DELLA BILANCIA

Difficile azzardare un pronostico, per l’ultimo atto che vedrà di fronte i galletti e i croati. Se la Francia è squadra più completa, che in ogni situazione può trovare risorse nuove e insperate (vedi Paire, e quel suo talento dato per disperso fino a tre giorni fa), battere questa Croazia non è affatto una cosa scontata. Al contrario, il team slavo non cede di un centimetro su nessuna superficie. E con quel mix di talento e solidità, di esperienza e gioventù, punta al secondo trionfo dopo l’amara esperienza del 2016, quando a Zagabria vinse l’Argentina di Del Potro. Proprio contro Palito, Cilic cedette al quinto un match che poi si è rivelato decisivo. Stavolta Marin ha un’occasione importante di riscatto, per entrare definitivamente nella storia sportiva di un piccolo grande Paese.