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È UFFICIALE: LA DAVIS CAMBIA PELLE

Pubblicato il 16 agosto 2018

La Coppa Davis, così come l’abbiamo conosciuta nei suoi primi 118 anni di storia, non esiste più. La riforma proposta dall’Itf e dal Gruppo Kosmos, passata con il 71,43 per cento dei voti favorevoli, quando servivano i due terzi dei consensi per approvarla, cambierà completamente volto alla manifestazione a squadre più importante del tennis mondiale. A Orlando, in Florida, le federazioni nazionali hanno deciso dunque di stravolgere la competizione che assegna l’Insalatiera fin dal 2019 e (almeno) per i prossimi 25 anni. Sul piatto, investimenti complessivi per 3 miliardi di dollari, che andranno a beneficio delle stesse federazioni, dei giocatori e in generale dello sviluppo del tennis in tutto il mondo. Così, almeno, è stato annunciato in fase di presentazione.

TUTTO (O QUASI) IN UNA SETTIMANA

L’approvazione della riforma già era nell’aria fin dal momento della semplice proposta, appoggiata da alcuni giocatori (anche di vertice) e osteggiata da altri. Come da tanti appassionati che proprio nella vecchia formula vedevano l’unica possibile prosecuzione di una tradizione ultracentenaria. Ma in cosa consiste, il vero cambiamento? In sostanza, ci saranno due fasi: un turno preliminare con 24 squadre che si affronteranno con la formula consueta (alternanza tra casa e trasferta), ma con sfide in soli due giorni (invece di tre) e con match al meglio dei tre set (invece che al meglio dei cinque). Quindi – ed ecco il vero cambiamento – il tabellone decisivo in un’unica sede e in una sola settimana a novembre, con 18 squadre, incluse le quattro semifinaliste dall’anno precedente e due wild card. Il tutto in Europa, per agevolare i migliori impegnati nelle Atp Finals di Londra.

DAI CINQUE SET AI TRE

È il caso, in un momento come questo, di ricapitolare ciò che la Davis è stata e non sarà più per un bel pezzo: quattro weekend durante l’anno (febbraio, aprile, settembre e novembre) con incontri alternati tra casa e trasferta e cinque match per ogni sfida, quattro singolari e un doppio, tutti al meglio dei cinque set. Tante città coinvolte, tante sedi diverse e weekend che venivano totalmente assorbiti da una competizione che proprio sulle diverse storie provenienti da vari Paesi ha scritto la sua storia centenaria. Adesso quello spirito rimane vivo (in parte) solo per una settimana, la prima. Ma senza i cinque set. Poi, ecco la fase conclusiva, che nel 2019 si giocherà dal 18 al 24 novembre (a Lille o a Madrid), e che sarà così composta: sei gironi da tre squadre ciascuna, con le prime di ogni raggruppamento e le due migliori seconde a comporre la griglia dei quarti di finale, primo step del tabellone decisivo che vedrà la sua apoteosi con la finale della domenica. Tutto al meglio dei due set su tre.

LA VITTORIA DI KOSMOS E ITF

A festeggiare, a Orlando, c’erano il presidente Itf David Haggerty, che su questa riforma ha costruito buona parte del suo mandato, e il calciatore del Barcellona Gerard Piqué, presidente e fondatore del Gruppo Kosmos, vero motore dell’iniziativa. “Queste modifiche – ha detto Haggerty – permetteranno alla competizione di sviluppare tutto il suo enorme potenziale, attirando più investimenti, più spettatori, più interesse dei media e più giocatori di vertice. Ma quello che ricaveremo da questo progetto andrà soprattutto a vantaggio dello sviluppo del tennis in tutto il mondo, compresi i Paesi che in questo momento hanno più difficoltà a emergere. La nostra missione è assicurare che questa riforma porti benefici per decenni ai protagonisti che verranno”.