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OLGA DANILOVIC, IL DESTINO NEL DNA

Pubblicato il 9 agosto 2018

Uno-uno-uno. Sembrano messe lì apposta per scrivere un destino, quelle tre cifre una in fila all’altra a segnare la classifica più recente di Olga Danilovic. Per adesso, dicono che la serba è a un passo dalle top 100, primo traguardo di una vita sportiva che potrebbe rivelarsi degna di una campionessa. Un gene, quello dei campioni, che Olga ha raccolto in eredità da papà Predrag, detto Sasha, cestista di livello assoluto, passato da Bologna e approdato pure nel paradiso Nba, nel corso di una carriera finita sui libri di storia del basket. Lei, la figlia, intanto comincia a sognare, partendo da un paio di dati concreti: quella classifica in costante ascesa e un primo titolo Wta arrivato a Mosca (partendo come lucky loser), che l’ha messa sotto i riflettori perché è il primo conquistato nel circuito da una ragazza nata negli Anni Duemila.

 

DAGLI ITF AL TRIONFO DI MOSCA

La mancina di Belgrado, città dove è venuta al mondo il 23 gennaio 2001, è passata nel giro di quattro mesi dal successo in un 25 mila dollari (a Santa Margherita di Pula, in Sardegna) al trionfo in una prova del circuito maggiore, passando per un altro titolo in un ’60 mila’, affatto banale se pensiamo che in finale aveva piegato Laura Siegemund, la tedesca ex numero 27 del ranking. Un’ascesa feroce come quelle che vivono i talenti in fase di decollo, capaci sì di incappare in una giornata negativa (come quella dell’ultimo turno di qualificazione a Mosca) ma capaci pure di azzannare le avversarie alla prima occasione, raccogliendo fiducia a tonnellate appena parte qualche colpo vincente. Così è accaduto sulla terra di Russia, dove Olga ha fatto fuori gente come Kanepi e Goerges, vincendo poi un paio di battaglie durissime tra semi e finale, dove a contenderle il primato c’era una sua coetanea, Anastasia Potapova.

 

NOVAK DJOKOVIC COME MODELLO

Ciò che colpisce della Danilovic, al di là del tennis, è il carattere fortissimo, la presenza sul campo che pare già quella di una veterana. Pare quella del suo idolo, Nole Djokovic. Non arretra di un millimetro, la serba, quando si mette in testa che quel punto deve essere suo. Picchia con un velenoso gancio mancino fino a che non trova il varco giusto, o fino a che l’avversaria non ne può più. Di difetti tecnici ne ha, di margini di miglioramento pure, ma c’è da star certi che non le mancherà la voglia di lavorare, di lasciare sul terreno tutto il sudore che serve per agguantare i suoi obiettivi. Che sono ambiziosi, come è giusto che sia per una ragazza con questo talento e con questa forza mentale. Entrare tra le top 100 sarà un passaggio, entrare tra le top 10 – probabilmente – solo il primo traguardo concreto, tra quelli accettabili da chi ha nello sguardo la determinazione dei numeri 1.

CORRETJA, COACH-GARANZIA

“Quando ho perso nelle qualificazioni – ha spiegato la teenager serba – ho pensato che avrei dovuto concentrarmi fin da subito sul prossimo torneo, e che in fondo non stavo giocando affatto male, nonostante la sconfitta. Mi ero giusto presa qualche ora di relax, e stavo passeggiando nella Piazza Rossa, quando mi hanno chiamato per dirmi che sarei dovuta entrare come lucky loser. A quel punto ho sentito che quella poteva davvero essere la mia chance. Mi sono detta, vai lì fuori e prenditi ciò che meriti. Ebbene, l’ho fatto, e sono orgogliosa di esserci riuscita. La sensazione più bella? Sentire fin da subito di avere il livello per tenere testa alle più forti”. Al suo fianco, oltre alla famiglia, c’è un coach di qualità come lo spagnolo Alex Corretja, ex numero 2 al mondo, uno che sul campo ha saputo trarre il massimo da un tennis costruito sulla fatica. Uno che saprà come far rimanere Olga coi piedi per terra.