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FESTA D’ESTATE

Pubblicato il 23 luglio 2018

Ci sono periodi dell’anno e tornei che portano bene al tennis italiano. E ci sono due giocatori, Fabio Fognini e Marco Cecchinato, che a suon di vittorie stanno riscrivendo la nostra storia racchettara. Fabio che trionfa a Bastad e Marco che lo imita a Umag, dove il connazionale aveva alzato il trofeo due anni fa, sono una rarità perché tutto accade in un giorno solo, a distanza di poche ore. Ma non sono una sorpresa, perché entrambi partivano tra coloro che potevano – e dovevano – ambire al titolo. Hanno tenuto fede alle attese in un momento della stagione che storicamente regala tanti successi nella bacheca tricolore, in un paio di eventi che abbiamo sempre considerato come una sorta di seconda casa. A Umag, un torneo quasi italiano a pochi passi dal confine con Trieste, siamo al secondo centro ma alla terza finale in tre anni. A Bastad, sul mare del Nord, siamo addirittura al titolo numero cinque, anche se l’ultimo era piuttosto datato, quello di Andrea Gaudenzi nel 2001.

CECCHINATO NON RIESCE A PERDERE

In Svezia, dove si giocava su una specie di sabbia battuta estremamente lenta, Fabio è andato a corrente alternata sia contro Fernando Verdasco in semifinale, sia contro Richard Gasquet nell’ultimo atto. Ma tanto è bastato, perché nei momenti chiave è emersa la sua classe, la sua capacità di inventare tennis con un bagaglio tecnico che per completezza spicca persino tra i primi della classe. In Croazia, dove più della metà del pubblico era lì solo per tifare azzurro, Cecchinato ha dimostrato che quella fiducia acquisita negli ultimi mesi da protagonista assoluto del tennis di vertice, non è stata minimamente intaccata da una sovraesposizione mediatica o dalle attese che inevitabilmente gli sono piovute addosso. Marco adesso non riesce a perdere nemmeno quando gioca male, come all’esordio in Istria contro Vesely. Mentre quando gioca bene, sono in pochi a tenere la sua velocità di crociera. Non ce l’hanno fatta Trungelliti in semi e Pella in finale, che pure erano molto ‘caldi’ e pronti a far sventolare la bandiera argentina sul Centrale-bomboniera di Umag.

ATP FINALS, SOGNO COMPLICATO

Un po’ di numeri, per capire meglio cosa stanno combinando questi due. Cecchinato è attualmente numero 10 della ‘Race to London’, la classifica che tiene conto dei risultati del 2018. Nella quale Fognini non sta messo male, appena due posti più indietro. In mezzo a loro c’è Kei Nishikori; dietro, un tipo come Grigor Dimitrov. Sognare le Atp Finals, distanti quasi 1200 punti, è forse troppo, ma in fondo già oggi Cecchinato sarebbe riserva. E siamo quasi ad agosto, con sette mesi di circuito messi nel cassetto. Il ranking più realistico, quello che tiene conto dei dodici mesi, dice che Fabio è numero 14 e Marco numero 22. Best ranking per il siciliano, quasi record per il 30enne di Arma di Taggia, che però rispetto a quando si trovava al numero 13 vede la top 10 molto più lontana. Un bel primato, invece, i due lo hanno già portato nella bacheca del tennis italiano, perché era dal 1977 che gli azzurri non vincevano quattro titoli nel circuito maschile. 41 anni fa, le vittorie furono addirittura sette, ma erano i tempi di Panatta, Barazzutti e Bertolucci, che l’anno prima ci avevano consegnato Davis, Roma e Parigi in un colpo solo.

UN MOVIMENTO CHE CAMBIA MARCIA

L’esplosione di Cecchinato, ormai, non è più una notizia ma un fatto assodato. E le conferme di Fognini a un certo livello, quello immediatamente alle spalle della prima fila, creano una competizione interna che non può che far bene a entrambi. Di più: fa bene a tutti quelli che stanno dietro, a tutti i giovani che stanno cercando con costanza e dedizione di mettere piede nel circuito maggiore per poi rimanerci. Il più vicino a fare un salto in alto che faccia parlare è il romano Matteo Berrettini, ma bisogna fare attenzione a tanti altri. Da Sonego a Quinzi a Travaglia. Basta poco, per far scattare la molla che da gregario trasforma in promessa, e da promessa porta a certezza. Cecchinato ci ha messo lo spazio di qualche settimana, ad altri potrebbe essere necessario più tempo. Ma adesso sono in tanti a crederci, perché è l’intero movimento che ha cambiato marcia.