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MINACCIA CROATA

Pubblicato il 26 giugno 2018

L’alternativa a Roger Federer in vista di Wimbledon esiste e batte bandiera croata. Nel giro di una settimana, quella del Queen’s e di Halle, il Migliore di sempre si è ritrovato con qualche certezza in meno e con un paio di avversari in più. Uno, Marin Cilic, tutto sommato atteso. L’altro, Borna Coric, decisamente più sorprendente. Proprio lui, il 21enne di Zagabria, ha impedito a Roger di mettere in fila il titolo numero 99 della carriera, e quindi gli ha precluso la possibilità di arrivare a quota 100 in quel di Wimbledon. Uno stop che però era in qualche modo nell’aria, tanto valutando le prestazioni dello svizzero nei giorni precedenti, quanto considerando quel testa a testa di pochi mesi fa a Indian Wells, quando Federer vinse sì, ma faticando fino al 6-4 del terzo.

UN CAMPIONE IN COSTRUZIONE

Adesso Coric si ritrova con un’arma in più al suo fianco, quel Riccardo Piatti che ha sempre saputo trarre il massimo dai giocatori che sono passati sotto le sue cure, e che ora è totalmente concentrato sulla crescita tecnica e mentale di un ragazzo dalle grandi potenzialità. A vederlo non è uno che ti lascia senza fiato, il Next Gen croato, ma osservandolo da vicino e per un periodo prolungato, ti accorgi che i punti deboli sostanzialmente non esistono. E che nel suo bagaglio tecnico c’è praticamente tutto quello che serve per arrivare davvero in alto. Dimentichiamoci di Alexander Zverev, di Nick Kyrgios o di altri dotati di quella capacità innata di fare spettacolo. Qui siamo su un altro piano, su un altro livello: quello di un tennista in grado di fare quotidianamente tutti i passi piccoli o grandi che servono per limare i difetti e raggiungere (o superare) i campioni.

LA CRESCITA DI CILIC

Uno che in alto ci è già arrivato, vincendo pure uno Slam, è Marin Cilic. Che di anni ne ha ormai 29, ma che sulla falsariga delle nuove tempistiche dei leader del circuito si considera nel pieno della maturità sportiva. Del resto i risultati recenti parlano per lui: finale a Wimbledon 2017, finale agli Australian Open 2018, e un quarto al Roland Garros di quest’anno che non è affatto da buttare. Certo, prima di valutare le sue possibilità di scalfire la supremazia di Roger sui prati, bisogna giocoforza dare un’occhiata ai precedenti, e allora ecco che emerge prepotente il 9-1 in favore dell’elvetico, poche volte in difficoltà quando dall’altra parte si è ritrovato il lungagnone di Medjugorje. Mai come oggi la distanza è stata così sottile, eppure c’è sempre quel gap – misto di rispetto e soggezione – che separa il Maestro da Marin, come da quasi tutti i comuni mortali che incrociano la racchetta col Migliore di sempre. Ecco perché tecnicamente si tratta di una sfida possibile, ma nei fatti lo diventa molto meno.

LA FAVOLA DI IVANISEVIC

Nella storia di Wimbledon c’è un solo croato che è stato capace di alzare il trofeo. È Goran Ivanisevic, che nel 2001, più che realizzare un’impresa, riuscì a concretizzare una favola. Entrato nel draw grazie a una wild card, quando era ormai ai margini del tennis che conta, Goran raccolse tutto il meglio di se stesso in due settimane che resteranno per sempre nella storia dello sport, trionfando in finale su Pat Rafter. Cilic e Coric non avranno mai, probabilmente, lo stesso appeal di Ivanisevic, ancora oggi un’icona nel suo Paese e non soltanto. Ma in questi anni potranno tentare di ambire allo stesso traguardo, magari sperando che nel frattempo le armi di Sua Maestà Roger non si mantengano letali come lo sono state fino a oggi.