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TUTTI I DUBBI DI MURRAY

Pubblicato il 20 giugno 2018

Le nuvole nere non si sono ancora diradate, ma già vederlo in campo è un sollievo per chi ama il tennis. Andy Murray è tornato, ha perso, ma può comunque ricavare qualcosa di positivo dal suo primo turno al Queen’s, la partita del rientro dopo 342 giorni di assenza dal circuito. Il suo avversario all’esordio era di quelli che non rappresentano un test così significativo. Perché Nick Kyrgios è a suo modo un fenomeno, ma è talmente altalenante e imprevedibile, anche all’interno di una singola partita, da poter creare o risolvere i problemi per conto suo nel giro di un batter di ciglia. Così ha fatto pure stavolta, da un primo set lasciato al suo avversario a un secondo recuperato in extremis, fino a un terzo che lo ha visto più chiaramente in controllo, malgrado un punteggio rimasto in bilico fino al termine. Il bizzoso Nick, con la sua ormai consueta aria indolente, non era nella sua migliore giornata, ma tanto è bastato per mettere fine al sogno di Murray di poter ripartire da una vittoria.

WIMBLEDON SÌ, WIMBLEDON NO

Dunque, come va valutata, la prestazione del britannico? Risposta difficile, quasi impossibile. Soprattutto alla luce del post-partita, nel quale l’ex numero 1 del mondo ha espresso più dubbi che certezze, con un’aria più nostalgica che combattiva. È un po’ la sua indole, e in fondo non sorprende, ma chi cercava qualche conferma in vista di Wimbledon non potrà trovarne. Le note positive sono soprattutto tecniche: Andy si è presentato con i colpi rodati sui suoi standard medio-alti, e con alcune giocate che hanno mandato in visibilio il pubblico londinese. Le note negative parlano di un fisico che – chiaramente – ha bisogno di tempo per reggere i carichi di un match del circuito senza soffrire, e senza subire quel calo che gli è stato fatale nella parte conclusiva del confronto. Ma parlano pure di una testa che non è ancora così centrata sull’obiettivo: riprendersi il vertice del tennis mondiale e ricominciare a lottare per i tornei che contano.

NOSTALGIA FAB FOUR

Del resto un anno non si cancella con una partita, e le buone intenzioni non bastano ad annullare mesi e mesi di dubbi. In particolare, l’infortunio all’anca è sempre uno di quelli più delicati da gestire per un tennista, e Andy non è un’eccezione. C’è chi, su questo problema, ci ha lasciato la carriera. C’è chi l’ha superato ma con fatica. Murray ha fatto tutto, durante l’annata appena trascorsa, per cercare di arrivare pronto al suo torneo, Wimbledon. Quello che gli ha consegnato un posto nella storia dello sport, non soltanto in quella del suo Paese. Ma dalle intenzioni alla realtà il passo non è affatto breve. C’è ancora qualche giorno di tempo, per capire e decidere cosa è meglio. Il britannico ha lasciato aperto qualsiasi porta, dalla presenza ai Championships dopo qualche esibizione di rodaggio, alla ripresa posticipata. Che sarebbe un dolore sì, per uno che ha nella stagione sull’erba il suo momento clou. Ma che tutto sommato sarebbe il male minore in vista di un ritorno definitivo. Quello che in fondo tutti si augurano, per il bene suo e di chi vorrebbe vedere una riproposizione dei Fab Four, per un maggior equilibrio nelle zone alte del ranking.