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IL PESO DI UNO SLAM

Pubblicato il 1 giugno 2018

Non è facile essere campioni ogni singolo giorno che Dio manda in terra. Alexander Zverev ci sta riuscendo spesso, ma anche per uno come lui, freddo come le sue origini russe e distaccato il giusto, sopportare il peso delle aspettative nei momenti importanti non è vicenda di poco conto. Tanto che gli Slam, cartina di tornasole del tennis dei grandi, per adesso lo hanno bocciato. C’è mancato poco, pochissimo, che il buon Sascha finisse fuori prima del traguardo degli ottavi pure in questo Roland Garros, come gli era già capitato dieci volte su undici partecipazioni nei Major. Invece il numero 3 del mondo si è salvato per due volte al quinto set, la prima con Lajovic, la seconda con Dzumhur.

APPARENTE SERENITÀ

Non esattamente due fenomeni. Due buoni, ottimi giocatori, ma con caratteristiche tali che era difficile pensare di poterli vedere giocare alla pari con uno dei candidati per il titolo. Invece Zverev è riuscito nell’impresa di farli sembrare dei fuoriclasse: contro Lajovic, è andato sotto per due set a uno prima di dominare quarto e quinto; contro Dzumhur si è salvato cancellando un match-point, aiutato pure da un po’ di braccino del suo avversario nel momento di chiudere. Ciò che per tutta la partita, al bosniaco, era riuscito benissimo, ossia cambiare il ritmo al gigante tedesco, nel finale della battaglia è divenuto terribilmente complicato. Mentre lui, Sascha, restava lì con una certa apparente serenità a tentare di portare a casa un altro incontro giocato non troppo bene.

OTTAVI E FIDUCIA

Ci sono due facce della medaglia, in queste faticose esibizioni di uno dei personaggi più attesi del Roland Garros 2018. Da un lato c’è un tabù Slam che è piuttosto evidente nel 21enne di Amburgo, spavaldo quanto basta nei tornei del circuito, siano pure Masters 1000, ma molto più timido di fronte alle prove che del tennis hanno costruito la storia. Dall’altro c’è che – pur lottando, giocando mediamente male e soffrendo – il numero 2 del seeding parigino è ancora lì, presente, vivo e vivace in attesa del prossimo turno. Un approdo agli ottavi che dà fiducia, che gli insegna come spesso si debba vincere un titolo importante proprio quando non si è nel pieno delle proprie forze o al top della condizione. È così che i suoi riferimenti, quei Nadal e Federer che gli stanno davanti nel ranking, si sono costruiti la loro fortuna.

L’ESEMPIO DI FEDERER

Proprio Roger Federer non manca occasione per dargli una pacca sulla spalla, ricordandogli che pure lui cominciò a vincere Slam intorno ai 22, quando iniziò finalmente a capire come rapportarsi con quelle due settimane tanto complicate. E tutto sommato non c’è nessun motivo per dubitare del fatto che Zverev, 21 anni compiuti da un mesetto, possa diventare numero 1 e possa pure rimanerci a lungo. Ciò che non è scontato, invece, è che il suo tennis così efficace, certamente di talento ma con tanto di costruito e tanto ancora da costruire, possa restare a lungo a un livello di qualità tale da permettergli di arrivare in fondo ai Major. In fondo a sette partite sulla distanza dei tre su cinque da vincere con tecnica, cuore, testa e gambe. Chissà che una risposta non arrivi già nei prossimi dieci giorni.