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VIAGGIO PREMIO

Pubblicato il 28 maggio 2018

È una storia minore, ma è una storia bellissima e quasi romantica, di quelle che sarebbe un peccato non raccontare. Mentre la gente si interroga su chi possa infastidire Rafael Nadal nella corsa all’undicesimo Roland Garros, c’è un personaggio che il suo piccolo Slam lo ha già vinto semplicemente giocando e passando il primo turno. Si chiama Marco Trungelliti, ha 28 anni, è argentino di Santiago del Estero e a Parigi non doveva nemmeno starci, essendo stato eliminato all’ultimo turno delle qualificazioni dal polacco Hurkacz. Invece è accaduto che una serie impressionante di ritiri ha spalancato anche a lui, ottavo nella lista, le porte del main draw. Tutto bellissimo. Con un piccolo problema: il buon Marco già se n’era andato, destinazione Barcellona, dove vive e dove si allena.

Quindi, occasione persa? Nemmeno per sogno. Il sudamericano dal sorriso contagioso decide che lui, quel posto da lucky loser, deve prenderselo a ogni costo. E non solo per quei 20 mila euro che lo attendono come eventuale sconfitto all’esordio (la metà del montepremi, diviso con il ritirato Kyrgios). Se lo deve prendere perché il match contro Tomic è tutt’altro che impossibile, lui lo sa benissimo e per questo va dritto al sodo. Bisogna tornare a Parigi partendo immediatamente, da Barcellona. In auto. Perché qualsiasi altro mezzo sarebbe a rischio ritardo. C’è da arrivare a firmare entro le 10.30 e poi andare in campo alle 11. Mille chilometri per coltivare un sogno. Con lui partono pure il fratello (alla guida), nonna Lela e mamma Susi: il quartetto più improbabile per una storia di tennis del panorama ‘pro’, anno 2018.

La notizia comincia a circolare sui social network, spinta dai selfie dell’argentino, che inganna le ore di viaggio cercando di far conoscere al mondo il suo tentativo. Così si moltiplicano i suoi sostenitori. Da coloro che già lo conoscevano (Marco è piuttosto popolare in Italia, avendo giocato molti Challenger nello Stivale) a quelli che per la prima volta ascoltano questo nome, simpatico fin da come suona. La Capitale francese è raggiunta nella notte, Trungelliti ha giusto il tempo di andare a dormire (dopo l’ultimo selfie in albergo) e cercare di riposare quel tanto che basta per riuscire ad andare in campo l’indomani ed essere quantomeno competitivo.

Il suo match sul campo 9 è il più atteso tra quelli che vanno in scena alla stessa ora nel lunedì dello Slam parigino. Di fronte a lui Bernard Tomic, uno che tempo fa – nemmeno troppo – pareva un predestinato, e che adesso sembra messo lì apposta per non creare troppi problemi al suo avversario di turno e non rovinare una bella vicenda con una vittoria che sarebbe persino fuori contesto. I primi due set finiscono uno per parte, poi però l’argentino dilaga: vince lui, 6-4 5-7 6-4 6-4, alza le braccia al cielo e va a salutare fratello, mamma e nonna. Per volare al secondo turno dove troverà Marco Cecchinato (10-8 al quinto su Copil). Una storia minore, che non rimarrà nei libri dello sport. Ma che racconta di quanto il tennis, spesso, abbia un lieto fine per chi decide di non darsi per vinto.