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IL FOGNINI CHE VOGLIAMO

Pubblicato il 16 maggio 2018

Era arrivato a Roma con tre sconfitte consecutive sul groppone, non proprio il percorso ideale per preparare l’evento di casa. Ma una volta messo piede sulla terra del Foro Italico, Fabio Fognini ha cambiato marcia. E quella che si è vista nella vittoria contro Dominic Thiem è la migliore versione del numero 1 azzurro, apparso centrato e concentrato come raramente gli era accaduto nel recente passato. Del resto serviva proprio questo, una prova quasi perfetta, per battere quello che era considerato come il primo anti-Nadal, che è numero 8 al mondo ma sul mattone tritato vale uno dei primi 3 o 4. Fabio ha giocato un primo set esemplare, ha tirato il fiato in avvio di secondo e ha permesso al suo avversario di rientrare, poi ha completato l’opera con un terzo set da ricordare.

SULLA STRADA DI NADAL

Avanti per 3-2, Fabio ha avuto cinque occasioni di fare il break e staccare l’avversario, ma le ha mancate permettendo dunque a Thiem di impattare dopo 14 minuti di un game interminabile. In quel momento, vedendolo andare sotto 15-40 sul proprio servizio, in molti hanno creduto di dover assistere allo stesso copione di tante sue partite, perse per pochi episodi sfavorevoli. Invece no. Stavolta il ligure ci ha messo cuore e testa, prima ancora dei colpi, e davanti a coach Davin e famiglia ha ripreso le redini del match riuscendo a dimostrare più coraggio rispetto all’austriaco, che nel finale ha sfogato rabbia e frustrazione frantumando la sua racchetta. Il 6-4 1-6 6-3 in poco più di due ore lo promuove al terzo turno contro il tedesco Gojowczyk, avversario chiaramente alla sua portata. Il pericolo, in questo caso, è pensare troppo a quello che potrebbe accadere dopo, ossia a una possibile sfida nei quarti con Rafa Nadal.

SOFFRIRE, LOTTARE, VINCERE

“Nel complesso – spiega Fabio – ho giocato una partita di alto livello, e del resto era l’unico modo per riuscire a superare uno come Thiem, uno dei pochi che può battere Nadal sulla terra. Contro di lui avevo perso sempre (due volte su due, ndr) e non ci avevo mai nemmeno vinto un set, dunque per me questo è un incontro dal significato importante. Visto il periodo non troppo brillante, non avevo molte pretese prima di arrivare qui. Speravo di far bene con quello che avevo, soffrendo e lottando. Il piede mi fa male, dovrei fermarmi ma non voglio farlo adesso, quando siamo alla vigilia del Roland Garros. Dunque proseguo così cercando di dare il massimo anche se non sono al top. Del resto anche Rafa, spesso, vince non giocando bene…”.

IL PUBBLICO COME ALLEATO

Il pubblico del Foro Italico lo ha trascinato dall’inizio alla fine, ma la storia dell’azzurro agli Internazionali non è priva di attriti con i fans. “Adesso però ci siamo capiti. Da quella volta che uscii tra i fischi, una delle sensazioni peggiori provate sul campo, ho capito come devo comportarmi e loro hanno capito me. Abbiamo trovato un buon feeling e questo aiuta molto, perché nel torneo di casa può essere un’arma in più. Ogni bambino che comincia a giocare a tennis in Italia sogna di vincere al Foro Italico: io sono ancora lontanissimo da questo obiettivo, ma quel sogno era pure il mio”. Un sogno che tutto sommato è giusto continuare a coltivare. Perché Fognini è capace di punte di rendimento altissime, soprattutto sul rosso. E questa nuova versione del numero 1 azzurro, meno legata agli episodi e con una visione più aperta rispetto a tutto ciò che lo circonda, potrebbe trovare la chiave per andare oltre i suoi limiti. Di certo è la versione che vogliamo, non solo durante questa settimana.