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COME SI CAMBIA

Pubblicato il 8 maggio 2018

Da laggiù, da un mesto (per lei) posticino al numero 52 del mondo, si fatica a vedere la vetta. Del resto, oggi, Maria Sharapova non è più la donna di ghiaccio che ha saputo dominare, quando la condizione era ottimale e la fiducia alle stelle. Oggi Maria è una donna magari più consapevole, ma per certi versi senz’altro più fragile. Una donna che si trova nella seconda parte della sua carriera e che deve fare i conti con un presente senza certezze e un futuro avvolto nella nebbia. Un futuro da cui potrebbe scaturire qualsiasi cosa: un ritorno al vertice e magari un posto al banchetto degli Slam, ma pure un qualcosa di molto diverso, che prelude ai saluti finali.

MARIA, LA COMBATTENTE

Madrid, questa settimana, ci sta dicendo che lo spirito da combattente non è affatto sparito tra le paure di un inizio stagione tutt’altro che incoraggiante. Quello, il carattere, Maria se lo porta dalla culla e da una storia che non è mai stata né facile, né banale. Il punto di domanda, adesso, riguarda la sua tenuta per un progetto di lungo periodo, che possa consentirle di mantenere il ritmo delle migliori per un intero torneo e – magari – per una buona fetta di calendario. Perché finora si è vista una giocatrice a corrente alternata, capace di lampi degni del suo passato, ma in sofferenza quando giunge il momento di confermarsi.

DI NUOVO CON HOGSTEDT

Maria ha richiamato al suo angolo Thomas Hogstedt, in un cambio in panchina delicato ma stimolante. Perché l’ultimo periodo accanto a coach Groeneveld è stato complicato come mai, è stato quello durante il quale la russa ha dubitato davvero di poter tornare se stessa. Divisa come era tra un mondo del tennis che non è stato affatto tenero con lei, e una carriera da imprenditrice ormai tecnicamente già avviata. Eppure ‘Masha’ è di nuovo qui, di nuovo in campo e di nuovo con gli obiettivi degli esordi: dimostrare a tutti ciò che vale, dimostrare che una campionessa non si può cancellare nemmeno dopo il più pesante degli errori gratuiti.

OBIETTIVO N. 1

Hogstedt è un modo per cercare sicurezza, un tentativo di mettere ordine dopo il periodo più disordinato che si potesse immaginare. Con i 31 anni compiuti lo scorso 19 aprile, Maria non è certo fuori tempo massimo per dire la sua, in un tennis femminile dove persino mamma Serena Williams culla (legittime) ambizioni di ritorno al numero 1. Però dovrà fare tutto estremamente bene, la russa, perché oggi le avversarie non la vedono più come un ostacolo insormontabile; non le concedono più game, set e incontri per il disorientamento e la paura di trovarsi di fronte a una macchina senza emozioni. Oggi tutti sanno che persino una come lei, delle emozioni, può essere vittima.