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UN MILIONE DI GRAZIE

Pubblicato il 27 aprile 2018

Di copertine delle riviste, Roger Federer ne ha popolate parecchie. Ma quella del Time, persino per lui è qualcosa di speciale, qualcosa da ricordare. Il Re del tennis finisce tra le 100 persone più influenti del mondo secondo il magazine più autorevole. E non ci va per il suo dominio negli ultimi 15-20 anni nel circuito, bensì per come ha saputo gestire una popolarità planetaria al servizio di chi ne ha davvero bisogno. La sua fondazione, del resto, parla per lui. Siamo vicini al milione di bambini aiutati nel continente africano, dal 2003 a oggi. Una cifra impressionante, cui va affiancata quella dei 26 milioni di euro spesi per costruire progetti che vadano a creare un contesto migliore per l’educazione delle nuove generazioni.

Un esempio per chiunque, in campo e fuori. Una persona in grado di trascinare gli altri a fare come lui. E quando ‘gli altri’ sono Bill Gates, fondatore di Microsoft e impegnato nel sociale proprio insieme allo svizzero nei vari ‘Match for Africa’, l’aiuto diventa ancora più importante: “Non sono poi tanti – ha detto Gates – quelli che sanno esattamente cosa Roger sta facendo fuori del campo. Io ho avuto la fortuna di diventare suo amico, e ho capito che questa per lui non è solo filantropia, è una vera missione, nata durante le visite da ragazzo in Sudafrica, il Paese natale di sua madre. Sarà un giorno triste per tutti quando Roger deciderà di smettere di giocare a tennis, ma possiamo essere sereni sapendo che sarà impegnato a fare del mondo un posto migliore”.

Durante la sua pausa di primavera, mentre i colleghi si scannano per i punti da conquistare sulla terra, Roger per la prima volta è stato in Zambia, Paese che dal 2011 è entrato nel programma della Fondazione. E dove in totale sono state costruite circa 2.300 scuole che ospitano oltre 200 mila bambini. “La mia speranza – dice Re Federer – è che nel giro di 10 anni tutti i bambini dello Zambia possano avere facile accesso all’istruzione primaria”. Una speranza che parrebbe persino troppo ottimistica, se a pronunciare queste parole non fosse colui che sta dando vita a un progetto enorme, teoricamente fuori dalla portata di chiunque e invece possibile se si investe tanto e bene. Con cuore e testa.

La Roger Federer Foundation è nata quando il campione basilese aveva soltanto 22 anni, dunque quando era ben lontano da quella maturità (e da quei risultati) che avrebbe raggiunto successivamente. Ma evidentemente fin da allora era troppo importante per l’elvetico pensare di lasciare una traccia ben al di fuori del campo da tennis. Andare dove la gente non lo riconosce, dove c’è bisogno non del suo nome o del suo volto, ma della sua capacità di donare e donarsi. Non un filantropo che delega qualcuno a gestire il denaro da lasciare ai meno fortunati, ma un uomo che vuole sapere, che si informa in prima persona, che cerca di creare opportunità. “Perché chi lavora oggi coi bambini in Africa, domani possa essere autosufficiente”. Un campione è anche, o soprattutto, questo.