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THIEM VINCE, NOLE SOGNA

Pubblicato il 19 aprile 2018

Nella giornata in cui Andreas Seppi ha illuso l’Italia di poter creare la sorpresa, prima di arrendersi a Kei Nishikori in tre set, la partita clou a Monte-Carlo si è confermata quella attesa fin dalla compilazione del draw: Dominic Thiem da una parte, Novak Djokovic dall’altra. Per capire se il serbo stava veramente guarendo dai suoi mali e dalle sue paure. E per capire se l’austriaco poteva davvero essere il vice-Nadal per la stagione sulla terra. Ebbene, dopo l’incontro, possiamo rispondere positivamente a entrambe le questioni. Perché sì, ha vinto Thiem come i pronostici dicevano alla vigilia. Ma Nole ha retto benissimo l’urto fino alle fasi finali del terzo set, quando la maggior fiducia e la maggior freschezza dell’avversario hanno fatto la differenza. In fondo in fondo però era contento anche lui, Djokovic, per aver ritrovato un po’ del suo tennis. Perché nei tornei precedenti era parso talmente distante da non essere vero. Qui, nel Principato, ha fatto capire che tutto sommato non gli manca moltissimo per ritrovare la strada dei migliori.

Una notizia che il mondo del tennis deve accogliere con entusiasmo, perché uno come il serbo ai grandi tornei manca, e non poco. Può piacere o meno, ma le sue partite contro Nadal, contro Federer e contro Murray, sono alcuni dei momenti più alti del tennis dell’ultimo decennio, almeno in termini di tensione agonistica e di emozioni. Quelle emozioni che Novak sta mettendo anche in questo suo ritorno, con il vecchio coach Vajda tornato al suo angolo (ma non ancora in via definitiva) e una carriera che ha bisogno di una spinta per tornare a raccontare di trofei, di match epici e di ambizioni da top 5, se non da numero 1. Difficile che si possa rivedere quel Djokovic dominatore che abbiamo lasciato qualche tempo fa. Ma da lui dobbiamo attenderci comunque un colpo di coda, perché il serbo non è uomo da lasciare le cose a metà. Se il tentativo con Agassi e Stepanek è sostanzialmente fallito, si cambia strada e ci si rimette in gioco. Col solito cuore di sempre, quello che lo ha portato a vincere dodici Slam, andando ben oltre quelli che sembravano i suoi limiti.

Intanto, detto di Nole, c’è un Thiem che cresce e che – pur non esaltando il pubblico – conferma di essere un candidato ad arrivare in fondo. Il suo problema, come quello di tutti gli altri, ha un nome e un cognome: Rafael Nadal. Lo spagnolo ha lasciato cinque game al russo Karen Khachanov, e fin qui nessuna sorpresa, ma ha ribadito una volta di più che quando le scarpe cominciano a sporcarsi di terra battuta il padrone del tennis diventa lui. Si può obiettare che non ci sia Roger Federer a creargli problemi, da qui al Roland Garros, e questo è un dato di fatto innegabile che aiuta il maiorchino. Ma la distanza tra lui e gli altri, che siano Dimitrov (a fatica su Kohlschreiber), Alexander Zverev (ugualmente avanti soffrendo contro Struff), Cilic (passato per il ritiro di Raonic) o chiunque altro dei top players, pare davvero abissale. Soprattutto a Monte-Carlo, dove la condizione di molti che amano il rosso è ancora precaria, e dove i campi piuttosto lenti aiutano ad aumentare il solco tra il Re della terra e il resto degli umani.