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RIMONTA POSSIBILE

Pubblicato il 7 aprile 2018

Non serve un miracolo, serve solo (si fa per dire) una rimonta. Che già di per sé sarebbe affare complicato, ma che diventa ancora più difficile se di fronte ci sono i detentori dell'Insalatiera. Italia-Francia di Davis arriva alla domenica con i transalpini avanti per 2-1, e tutto sommato è un risultato che era ampiamente nelle previsioni. Ciò che non era previsto, invece, è la facilità con cui la coppia francese formata da Herbert e Mahut ha regolato Fabio Fognini e Simone Bolelli, sostanzialmente senza incontrare resistenza dal duo tricolore. “Non era giornata – ha sentenziato Corrado Barazzutti – e i nostri non sono mai entrati davvero in partita. Quando hanno giocato bene lo hanno fatto a momenti alterni, senza trovare lo spunto d'insieme per dare fastidio agli avversari. Peccato, ma non è finita qui”.

Non è finita, no, e c'è proprio una partita con la Francia di tanti anni fa, l'ultimo precedente in Davis tra le due squadre, a ricordarcelo. Allora, era il 1996, la semifinale di Nantes vide gli azzurri nel ruolo di lepri, ma alla fine a trionfare furono i padroni di casa, con Forget e Raoux che avviarono la rimonta, completata poi da Pioline e Boetsch. Chissà che stavolta l'Italia non si prenda una rivincita, a distanza di 22 anni, cancellando quella sconfitta che fa ancora male. Tutto sommato le premesse ci sono, perché il Fognini visto nella prima giornata contro Chardy può mettere alle corde Lucas Pouille, numero 1 degli ospiti. E a quel punto, su un eventuale 2-2, il quinto singolare sarebbe una corrida. Una sfida senza favoriti, a prescindere dalle scelte dei due capitani.

L'Italia del doppio è stata troppo brutta per essere vera. Troppo morbida per una sfida di questo livello. E allora dobbiamo tornare a credere nei singolari, nella capacità di risorgere dei nostri, e in particolare di un Fognini che in Davis ha costruito alcune delle sue imprese più belle. Spesso, partendo da una situazione complicata. Le ultime due volte proprio nella sfida d'esordio del 2018, contro il Giappone, con un paio di rimonte contro Daniel e Sugita, avanti per due set a uno prima di perdere al quinto. Il ligure ha cuore e coraggio per essere protagonista in Nazionale, e cuore e coraggio serviranno per rovesciare una situazione che può far tremare le vene ai polsi anche ai giocatori più esperti. A dare una mano, i precedenti contro Pouille, che segnalano un 2-1 a favore del 30enne di Arma di Taggia, sconfitto sul rapido di Parigi nel 2014, ma a segno sulla terra di Amburgo nel 2015 e ancora a Shanghai nell'occasione più recente, sul finire dello scorso anno.

A dargli una mano ci sarà anche il pubblico di Valletta Cambiaso, che lo conosce bene fin dal 2008, quando Fabio vinse il primo di due titoli nel Challenger che va in scena ogni anno sugli stessi campi che oggi ospitano il quarto di Davis. A preoccupare, invece, c'è una condizione che va a corrente alternata e un certo nervosismo evidenziato già nella giornata di venerdì. Nervosismo che può essere pure figlio della presa di coscienza di essere di fronte a una grossa occasione. Come questa sfida era, e rimane, per il gruppo azzurro. Nessuno dei nostri si è arreso alla sconfitta, nessuno pensa che sia già finita. E nessuno, nel gruppo di capitan Noah, pensa di avere più del 50 per cento di chance di andare avanti. Alla terra di Genova, la parola definitiva.