blog
home / BLOG / SANGUE FREDDO

SANGUE FREDDO

Pubblicato il 27 marzo 2018

Su Denis Shapovalov si è già scritto molto. Perché malgrado i suoi 18 anni è un personaggio mediatico di tutto rispetto. Cosa che nel tennis post Federer-Nadal sarà un plus non da poco. Sostituire i campioni attuali, per i 'Next Gen' che andranno a occupare i posti di vertice, sarà vicenda complessa. Ma se c'è un giocatore in grado di stuzzicare la fantasia degli appassionati, questo è proprio lui, il ragazzo canadese nato a Tel Aviv, che col suo cappellino alla rovescia si diverte da matti in campo e fa divertire un pubblico che già impazzisce per lui.

Non solo. La bella novità è che adesso Denis ha imparato a vincere quando il match si fa complesso, quando magari la giornata non è perfetta e l'avversario pare avere una marcia in più. È successo già due volte, in questi giorni a Miami: all'esordio contro Viktor Troicki e nel terzo turno contro Sam Querrey, due personaggi che quanto a esperienza ad alto livello hanno poco da imparare. Ebbene, 'Shapo', proprio nel momento in cui serviva cambiare marcia, lo ha fatto con una semplicità che soltanto i campioni riescono a trovare in certi frangenti. Un sangue freddo che non gli si conosceva, fin qui, in questi termini. E che non pare frutto di incoscienza, bensì di una nuova consapevolezza del proprio ruolo.

Un ruolo importante, già da adesso. Perché ci sono da mantenere delle aspettative non da poco, E in questi casi il rischio è quello di farsi travolgere. Come peraltro nella storia del tennis è accaduto tante volte. Pensiamo a un Richard Gasquet, per rimanere in tema di talenti sopraffini, o a molti altri con qualità simili e carriere decisamente meno brillanti. Denis Shapovalov è uno dei talenti più puri della nuova generazione, ma da qui a vincere, a tagliare i traguardi che contanto, ce ne passa. Ecco perché conta molto capire l'attitudine, la predisposizione al sacrificio, alla lotta. O la capacità di assorbire l'errore e trasformarlo in qualcosa di utile per il futuro. Al di là del braccio veloce, della fantasia, del tocco vellutato o degli angoli impossibili, la carriera di un campione si costruisce proprio su questi dettagli, che tanto dettagli non sono.

Pareva che il canadese avesse meno sangue freddo di Zverev, tanto per citare un suo coetaneo. O che non potesse mostrare la continuità di un Chung, mister concretezza. Eppure Miami sta mischiando le carte. Sta dicendo al mondo che questo ragazzo dall'aria sbarazzina, tutto sommato, non è solo invenzioni e spettacolo. È uno che quando punta il traguardo, lo sa raggiungere senza avere troppi timori. È uno che quando deve mostrare il carattere, non si tira indietro. Tutte doti che gli serviranno, nella vita e sul campo da tennis.