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DODICI ORE DI PASSIONE

Pubblicato il 4 febbraio 2018

Undici ore e 41 minuti di gioco in tre giorni per timbrare uno dei successi più importanti della sua carriera in Nazionale. Fabio Fognini è stato il grande protagonista della vittoria azzurra per 3-1 a Morioka, contro un team giapponese che era sì privo di Kei Nishikori, ma che ha messo in campo giocatori capaci di dare tutto per la propria squadra. Così come ha fatto il ligure, in grado di annullare un match-point a Sugita prima di chiudere per 7-5 al quinto set e lasciarsi cadere a terra, comprensibilmente esausto ma felice.

“Ho dolori ovunque – ha detto a caldo il 30enne di Arma di Taggia – e le gambe non rispondevano, dunque è stata una vittoria di nervi. Sono stato in dubbio fino all'ultimo, ma durante il riscaldamento ho avvertito sensazioni positive e ho parlato con il capitano e con Paolo Lorenzi per dire loro che me la sentivo di scendere in campo. Chissà se Federico (il figlio, ndr) a casa si è svegliato in tempo per vedermi in televisione, comunque domani finalmente riuscirò a riabbracciare lui e Flavia dopo una trasferta lunga e faticosa. Non vedo l'ora. La vittoria? Una liberazione per me, per il capitano e per la squadra. Li ringrazio perché mi hanno sostenuto in tutti i momenti difficili. E ce ne sono stati tanti”.

Al settimo cielo anche il capitano Corrado Barazzutti: “Fabio è stato straordinario, disputando una partita da grandissimo giocatore, dopo due sfide toste alle spalle nelle due giornate precedenti. Ha giocato come si deve fare in Davis, con il cuore e per la squadra. In ogni caso si tratta di un grande successo di tutta la squadra: questi ragazzi sono incredibili, c’è uno splendido spirito di gruppo, che piano piano si sta allargando con l'ingresso di altri giocatori dal futuro interessante”.

Infine, le parole del presidente Angelo Binaghi: “Questa è la Davis, con le sue emozioni a cui non ci si abitua mai. Quello di questo weekend è stato un super Fognini, ma io vorrei comunque considerarlo come un successo del team, con Bolelli che è stato molto importante in doppio e Seppi a un filo dal colpaccio contro Sugita, giocatore che si è dimostrato molto forte. Si conferma, dopo questa settimana, che l'Italia in Davis è un brutto cliente per tutti. E lo sarà anche per i nostri prossimi avversari. Li affronteremo a Valletta Cambiaso, a Genova, nella regione di Fognini. Speriamo di poter proseguire questo ciclo fatto di grande continuità, augurandoci che nel frattempo qualche giovane di belle speranze cominci a dare il suo contributo”.

L'Italia approda ai quarti di finale del World Group per la quinta volta negli ultimi sei anni. L'unica sconfitta all'esordio dal 2013 a oggi è quella maturata in Kazakistan nel 2015, mentre l'unica semifinale raggiunta è quella del 2014, quando gli azzurri batterono nei quarti la Gran Bretagna di Andy Murray, prima di cedere a un passo dall'ultimo atto contro l'imbattibile Svizzera di Federer e Wawrinka. In questa edizione, di squadre come quella non ce ne sono, e di conseguenza non c'è nulla di impossibile. Sperare di poter seguire almeno lo stesso percorso fatto dal Belgio, in finale nel 2015 e nel 2017, in fondo non è un'utopia.