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FEDERER RE DEI MASTER

Pubblicato il 18 novembre 2017

Comunque vada Federer non sarà numero 1 al mondo dopo le Atp Finals 2017. Si sapeva, non è una notizia. Potrebbero ballare solo 140 punti tra lo svizzero e Rafael Nadal. Un'inezia. Nella Formula 1 sarebbero millimetri di distacco alla bandiera a scacchi. Ma lui pensa ad altro: “Non mi interessa neanche tanto”, ha fatto capire tra una conferenza stampa e l'altra a Londra. “A questa età (36 anni, ndr) penso solo a giocare partita dopo partita, senza mettermi pressioni. Se cominciassi a pormi quell'obiettivo potrei diventare nervoso, teso e potrei giocare meno bene. Magari anche il fisico ne risentirebbe, potrei farmi male”. Non è la fiaba della volpe e l'uva, ci mancherebbe: è l'analisi lucida di un campione che ha dimostrato ormai da tempo di aver capito che cosa il suo corpo può e non può fare per rimanere ancora a lungo – il più possibile – a certi livelli. E infatti, con gli altri tutti acciaccati in infermeria, Roger Federer è ancora lì da attore protagonista in questo week-end londinese dal gusto tutto particolare.

Particolare, sì. Per non dire storico. Il perché è presto detto. Da una parte c'è lui, l'uomo da 95 titoli in carriera, il giocatore che ha vinto più tornei nel 2017 (7) e che chiuderà la stagione per l'11° anno negli ultimi 15 in una delle prime due posizioni del ranking. Lui, che le Atp Finals le ha vinte 6 volte (la prima nel 2003 a Houston contro Andre Agassi), è il re dei Master. E poi, dall'altra parte, gli altri tre: il belga David Goffin, il bulgaro Grigor Dimitrov e lo statunitense Jack Sock. Tre debuttanti: ed è la prima volta che ben tre semifinalisti su quattro sono giocatori alla loro prima apparizione alle Finals. Non era mai successo nella storia della manifestazione, una storia cominciata 47 anni fa (nel 1970 la prima edizione).

In questo scenario Federer non diventerà numero 1 del mondo ma resterà il numero 1 dei Master. Rafael Nadal, costretto al ritiro dalle Finals dopo un'altra stagione per lui molto logorante, resterà fermo a 10.645 punti Atp. Lo svizzero in ogni caso non supererebbe quota 10.505, nemmeno intascando il dividendo da 1.500 punti riservato al vincitore imbattuto (somma dei 200 punti per ogni vittoria nel round robin, dei 400 punti della vittoria in semifinale e degli ulteriori 500 per il titolo). Ma in fondo ancora una volta ha ragione lui. Numero 1 o numero 2 – per uno che ha scritto e riscritto i libri di storia di questa manifestazione (e non solo) – conta fino a un certo punto. Nella sezione Master, Federer comanda in tutto. 14 volte almeno in semifinale su 15 apparizioni, in 10 occasioni senza mai perdere un match, e con 10 finali giocate. Nella storia di questo torneo Roger ha già vinto più match di chiunque altro (55) e guadagnato più di tutti (14.349.000 dollari).

E anche quest'anno Roger Federer, nonostante i 36 anni che lo rendono il più anziano di sempre a essersi qualificato alle Finals, ha dimostrato di essere comunque l'uomo da battere. Basta andare ad analizzare quello che è successo lungo la settimana londinese per accorgersene. I numeri lo confermano: Roger ha perso due turni di servizio su 41, ha salvato 10 palle break su 12 e ha vinto l'82% dei punti giocati con la prima palla. Questo Federer re dei Master, con un rendimento del genere al servizio, sarebbe difficile da affrontare per chiunque. Anche per Djokovic, Nadal e Murray nelle migliori condizioni possibili.