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I MAGNIFICI QUATTRO

Pubblicato il 10 novembre 2017

Coric-Rublev e Chung-Medvedev. Sono queste le semifinali della prima edizione delle Next Gen Atp Finals, che ha chiuso la fase a gironi decretando i suoi verdetti. Due russi, un coreano e un croato per contendersi il titolo del nuovo evento voluto da Fit e Atp per mettere in evidenza i migliori talenti del panorama Under 21. Spicca l'assenza di Denis Shapovalov, la stellina canadese che a soli 18 anni si è già conquistato una buona fetta del pubblico tennistico, con un gioco mancino brillante e con l'atteggiamento di chi non ha paura di nessuno. Nell'ultima sfida del raggruppamento, il nordamericano si è arreso a Rublev in cinque set (con tie-break finale) in quella che probabilmente è stata fin qui la miglior partita dell'intero torneo.

Non si può dire, però, che vedere i quattro semifinalisti arrivare a questo punto sia una sorpresa. Perché Rublev in fondo era e resta il favorito secondo classifica, mentre Coric e Chung hanno mostrato – durante la stagione e così pure al padiglione 1 della Fiera di Milano – che la loro solidità tecnica e mentale può essere decisiva, contro i loro coetanei e non solo. Resta Medvedev, qualificato a scapito del connazionale e amico Khachanov nel girone meno forte dei due, dove l'americano Donaldson ci ha provato ma ha finito per perdere tutti e tre gli incontri, passando senza lasciare traccia. Ora fare pronostici è complicato. Perché, come dice Rublev: “Con queste regole e con i set ai quattro game, nessun match è scontato e tutti possono battere tutti”.

Già, le nuove regole. Perché poi in fondo siamo qui pure per questo, oltre che per trovare i campioni di domani. E allora dopo i primi tre giorni c'è già un'idea piuttosto chiara del gradimento di giocatori e pubblico. Convincono no-ad e shot-clock, ossia l'orologio in campo che segna lo scoccare del tempo utile per riprendere il punto o per ripartire dopo il cambio campo. Convince meno il no-let, anche se l'incidenza sul risultato è sostanzialmente nulla. Mentre sui set ai quattro game i pareri sono discordanti: chi apprezza decisamente, chi invece si sente in balìa del destino, come se la fortuna giocasse un ruolo laddove più probabilmente è una questione di nervi, di reazioni fisiche e mentali. Come correre i 400 metri invece degli 800.

Intanto il torneo è terminato per Gianluigi Quinzi, l'azzurro in gara con una wild card assegnata dopo la vittoria nel torneo di qualificazione. Un Quinzi che esce con tre sconfitte su altrettante partite, ma con tanta fiducia in più per aver tenuto testa a tre avversari di alto profilo, cedendo due volte al quinto set. “Ha dimostrato – spiega il capitano di Davis Corrado Barazzutti – di sapersi esprimere a un livello molto alto e di poter giocare alla pari con i migliori al mondo della sua età. Spero che ritrovi in fretta la convinzione che aveva perso, così come quella consapevolezza di avere le armi per crescere in classifica. Oltre a lui abbiamo visto un ottimo Baldi, o ancora Caruana e Carli e tutti gli altri che hanno disputato il torneo di Milano 3. Sono il futuro italiano, e mi pare ci siano le premesse per trovare tra loro qualcuno che ci porterà delle soddisfazioni”.