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DJOKOVIC, LO SGUARDO OLTRE LA RETE

Pubblicato il 13 ottobre 2017

Quest'anno la sua stagione, la peggiore da quando è professionista, si è fermata a Wimbledon. Ma Novak Djokovic ha comunque trovato modo di far parlare di sé. Non per quei capricci che ogni tanto fanno da corollario alla vita di altre star, ma al contrario per una iniziativa che dimostra una volta di più quanto il serbo sia tra i pochi campioni attenti a ciò che gli succede attorno. Non vive in una gabbia dorata al riparo dal mondo, Nole, e se questo da un lato gli avrà portato qualche dubbio in più sul percorso da imboccare in alcuni frangenti, dall'altro lato lo ha portato molto più vicino alla gente di quanto accada normalmente a un atleta del suo livello.

Ma che ha fatto, Djokovic, di tanto particolare? Sta aprendo un ristorante, il terzo della sua vita da imprenditore. Ma con un significato decisamente diverso dagli altri due. Non un ristorante per fare business, bensì per cercare di aiutare chi ne ha bisogno. Sorgerà in Serbia e sarà aperto di sera, con pasti gratis destinati a coloro che un pasto, normalmente, non se lo possono permettere. "Il denaro – ha detto Nole – non è un problema per me. Ho guadagnato abbastanza per sfamare tutta la Serbia, penso che i miei connazionali meritino questo dopo tutto il sostegno che mi stanno dando". Una dichiarazione che potrebbe persino apparire banale, ma che in realtà trova pochi riscontri in personaggi del mondo dello sport (e non solo). Chi riesce ad ammettere di avere talmente tante risorse da poter sfamare un intero Paese? Chi riesce a dirlo in questo modo, senza turbare le coscienze altrui ma, anzi, attirando consensi?

In questo Djokovic, più ancora che sul campo, è un numero 1. Lo è stato da subito, da quando si è affacciato sulla scena del grande tennis. Con una faccia da spaccone simpatico che non riusciva a celare quella spiccata curiosità sulla vicende del mondo. Del resto basta sedersi in platea durante una sua conferenza stampa per capire quanto spesso e volentieri non sia il tennis l'argomento principale di discussione, quanto non sia il suo primo pensiero. Oggi – complice l'infortunio e l'allontanamento forzato – tutto ciò è ancora più evidente. Perché c'è una famiglia, certo, e ci sono figli da educare. Ma pure perché c'è più tempo per dedicarsi a tutto quello che altrimenti resterebbe in secondo piano. Per esempio l'aiuto a chi ne ha bisogno.

Quando il serbo rese ufficiale la collaborazione con lo spagnolo Pepe Imaz, ex professionista, tecnico di livello, ma pure ideatore di un nuovo modo di approcciare l'allenamento e lo sport di alto livello, più d'uno tra i suoi tifosi storse il naso. 'Non andrà lontano con un guru accanto', si diceva, senza sapere che quel 'guru' in realtà era al suo fianco da otto anni, e nella sua crescita aveva avuto un ruolo non secondario. Una crescita che evidentemente non è stata solo sportiva, ma pure umana. Nessuno può evitare di notare, nelle parole di Nole, una straordinaria differenza con quelle dei colleghi, del tennis e degli altri sport. E i fatti che ne seguono, dalla beneficenza alle prese di posizione in campo sociale, sono solo la logica conseguenza. Novak Djokovic è il giocatore che ha guadagnato di più nella storia del tennis, 109 milioni di dollari di soli premi. Ma è un uomo, non una macchina nata solo per vincere e fare soldi. E da uomo (di valore) si comporta.