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RAFA, ROGER E I GUASTAFESTE

Pubblicato il 6 settembre 2017

Tutti la vogliono, tutti la aspettano, tutti la sognano. La riedizione a stelle e strisce dell'eterna sfida Federer-Nadal agli Us Open è proprio lì, soltanto un gradino di tabellone più in là. Ma manca ancora qualcosa. Serve una vittoria per parte, e gli avversari di turno nei rispettivi accoppiamenti dei quarti di finale (Rublev e Del Potro) sembrano messi lì apposta per creare più di un grattacapo ai tifosi di entrambi. Partiamo da Rafael Nadal. Dall'alto del suo numero 1 nel ranking mondiale e nel seeding newyorkese, lo spagnolo affronta il 19enne russo Andrey Rublev. Che del guastafeste ha pure le sembianze, con la sua faccetta furba e i capelli rossi da “piccola peste”.

Ma ciò che Nadal, vincitore a New York nel 2010 e nel 2013, deve temere ancor più, è il diritto di Rublev, sono le sue accelerazioni e il suo stato di forma. Quello che gli ha permesso di arrivare fino a questo punto, diventando il più giovane a tagliare il traguardo dei quarti ai Flushing Meadows dai tempi di Michael Chang. Un'età che, viva la sincerità, Rafael Nadal ha già detto chiaro di invidiare: “Rublev ha 19 anni? Beato lui, è il momento più bello perché hai tutta una carriera davanti per goderti il circuito. Tornerei indietro subito, anzi neanche vorrei compiere i miei 32, ma non ho ancora trovato il modo di fermare l'orologio”.

Se Atene piange, Sparta non se la ride di certo. Prima di poter sfidare per l'ennesima volta l'amico-rivale con la speranza di ridurre la forbice dei precedenti (14 vittorie a fronte di 23 sconfitte), Roger Federer dovrà fare i conti con Juan Martin Del Potro. L'uomo dei rientri, delle sfortune affrontate e superate, ma anche l'uomo della tachipirina. O di qualsiasi cosa sia servita, nel suo ottavo di finale, per neutralizzare prima la febbre e poi il talento dell'austriaco Dominic Thiem. Cinque set di delirio sportivo e tecnico, nella cornice di uno stadio Louis Armstrong teletrasportato dall'affetto dei fan dal Nord al Sud America.

Con tanto di ressa post-match a caccia dell'autografo di Delpo, la torre di Tandil, uno capace di far sognare i tifosi come soltanto i due fenomeni di cui sopra sanno fare. Non per il numero di trionfi Slam (uno solo, agli Us Open 2009) o per ragioni di classifica (best ranking numero 4), non certo paragonabili con la coppia Federer-Nadal, ma per quella sua fragilità fisica accompagnata da un sorriso empatico e da un gioco a tratti esaltante. Proprio come nella serata che ha visto spazzare via Thiem, quando l'argentino è passato dal centrare direttamente i teloni di fondocampo a fare i buchi per terra come ai tempi belli.

Per tutti questi motivi Nadal-Rublev e Federer-Del Potro, quarti di finale 2017, non saranno dei meri antipasti alla grande sfida. Rischiano di essere piuttosto una trappola ben ordita dai guastafeste. Sì, da Rublev e Del Potro, ma anche da Andy Murray, che con il suo ritiro all'ultimo secondo ha privato organizzatori e audience mondiale della possibilità dello scontro finale in… finale. Certo, se invece entrambi, o anche solo uno tra Federer e Nadal, dovessero vincere facile, magari in tre set, allora sapremmo che lo stato di forma – ancora da comprovare per entrambi in questo Us Open – è di quelli importanti. Perché Andrey e Juan Martin non sono due comprimari qualsiasi. Sono due da battere davvero, sono due con ambizioni diverse (se non altro per l'età) ma comunque di alto profilo. Insomma, sono due che non vedono l'ora di fare i guastafeste.