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UN POKER DI STELLE

Pubblicato il 2 settembre 2017

L'ottavo di finale degli Us Open 2017 tra Garbine Muguruza e Petra Kvitova ha un pregio. Condensa in un singolo accoppiamento di tabellone due vincitrici di Slam. E non è cosa da poco in assenza di Serena Williams, in un'era dominata da… Serena Williams. Entrambe sono sulla strada del tris, alla ricerca del terzo anello major sotto le luci dell'Arthur Ashe Stadium, a Flushing Meadows, New York City. I due percorsi sono, però, molto molto diversi. Garbine arriva dal successo a Wimbledon, dove si è ricostruita una solidità (e una serenità) mentale andata completamente persa dopo il successo a Parigi del 2016.

 

Come se tutte le certezze maturate in quel Roland Garros fossero state spazzate via in un residuo di terra rossa portato dal vento. Alla mancina ceca invece, con la sua trecciona bionda incorniciata dalla fascetta nera in fronte, hanno ricostruito una mano. Niente di mentale, roba più pratica tra muscoli, tendini, nervi e sangue dell'arto sinistro. Alla vigilia degli Us Open è stata divulgata proprio la foto di quella mano, prima e dopo l'operazione. Ha fatto il giro del web e dei social, quell'immagine. Un simbolo (per stomaci forti) che sta a testimoniare da una parte la grandezza della chirurgia ai giorni nostri e dall'altra la rinascita della due volte campionessa di Wimbledon (2011 e 2014).

 

Il loro ottavo, nella parte bassa del tabellone newyorkese, avrebbe già l'appeal di una finale. E invece la strada sarà ancora lunga per chiunque dovesse spuntarla. Già, perché una delle altre tre con titoli slam in borsa ancora presenti a New York è proprio lì dietro l'angolo. Nello scalino immediatamente successivo c'è Venus Williams. Mai stanca, nemmeno dopo i tanti anni passati sul circuito e nemmeno dopo una finale a Wimbledon persa proprio contro Garbine Muguruza. Vietato parlare di rivincite, nel caso s'incontrassero, ma certamente si tratterebbe di un quarto di finale nobile, così come lo sarebbe nel caso a passare fosse la Kvitova.

 

Dicevamo di chi è rimasto in gara, nel femminile, con alle spalle titoli dello Slam. Una è la sorpresa clamorosa dello scorso Roland Garros, Jelena Ostapenko, l'altra è Maria Sharapova. Masha sa che questa per lei è un'occasione d'oro: in un colpo solo può tentare di rimettere le mani su un Major (le manca dal Roland Garros 2014), scrollarsi di dosso il peso degli infortuni del rientro e mettere a tacere le voci che le hanno dato addosso negli ultimi mesi di assenza. L'ultima, quella di Caroline Wozniacki, in una conferenza stampa piuttosto pepata su chi meriti di giocare sotto i riflettori del campo centrale e chi, invece, venga relegato nei campi secondari.

 

Per una come Maria, imprenditrice di se stessa e habitué delle copertine dei magazine di mezzo mondo, oltre alla sostanza conta anche la forma. E per questo si è presentata a New York luccicante nel suo abitino che tutto ha fatto tranne passare inosservato. Masha lo sa benissimo, però: l'abito farà anche il monaco, pardon, la star… ma per vincere un altro slam – il sesto – serve molto altro. A partire dalla sfida con la lettone Anastasija Sevastova.