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LITTLE ITALY SI SCOPRE GRANDE

Pubblicato il 31 agosto 2017

Altro che Fognini, Seppi, Giorgi. Little Italy a New York si fa grande per un giorno grazie a Paolo Lorenzi, Thomas Fabbiano e Stefano Travaglia. Il primo sgretola il muro costruito a suon di volèe dall'altro 'vecchietto' Gilles Muller, il secondo domina al quinto set l'australiano Thompson, il terzo approfitta al meglio di uno dei peggiori Fognini della stagione. Di più: nel terzo turno, il derby tra Lorenzi e Fabbiano garantisce al tennis azzurro una presenza nella seconda settimana del quarto Slam stagionale, e se proprio c'è da sognare, diciamo che pure Travaglia non parte sconfitto al secondo ostacolo contro il serbo Troicki, ex numero 12 al mondo ma spesso in preda ad amnesie.

Little Italy non è poi così piccola, nella giornata delle sorprese, in cui sprofondano Nick Kyrgios e Sascha Zverev, per non parlare di Tsonga, travolto dal ciclone Shapovalov. E a festeggiare c'è soprattutto un comune di 50 mila abitanti, Foligno, che nel proprio cuore sta crescendo un gruppo di giocatori destinato a salire un passo alla volta, senza scossoni ma in maniera decisa e costante, seguendo due parole d'ordine: sacrificio e lavoro. Fabio Gorietti, il tecnico che ha creato il piccolo fenomeno Fabbiano, col suo staff sta facendo miracoli pure con Travaglia, ormai riemerso dopo quell'infortunio al braccio che qualche anno fa ne mise persino a rischio la carriera. Il materiale su cui lavorare c'era, e per giunta di ottima qualità, ma di talento in Italia ne abbiamo sempre avuto parecchio, riuscendo a ricavare troppo poco rispetto al potenziale di partenza.

Fabbiano e Travaglia, come del resto Lorenzi, rappresentano l'opposto di questo trend. Rappresentano l'Italia dal volto pulito, che fa pochi proclami e lavora sodo per ottenere il suo sogno. Quando Lorenzi, sul finire del 2016, si diceva non ancora soddisfatto della sua stagione, non stava recitando una parte, stava semplicemente riportando a parole quanto produce quotidianamente sul campo da tennis. Quando Gorietti parlava dell'inizio di un percorso per Fabbiano e Travaglia, non stava esagerando, ma solo esprimendo ciò che poteva osservare sotto i suoi occhi allenamento dopo allenamento. E c'è da sperare che pure Gianluigi Quinzi, anche lui approdato a Foligno per dare una scossa alla sua carriera, riesca a trarre beneficio dal momento magico di questo gruppo.

In finale a New York, nella parte bassa del tabellone, ci potrebbe arrivare Cilic, che questo torneo lo ha già vinto. Ma ci potrebbe pure arrivare uno tra Querrey, Albot, Mischa Zverev, Isner, Anderson, Coric, Shapovalov, Edmund, Mahut, Carreno Busta, Pouille (che si è salvato al quinto con Donaldson), Kukushkin, Schwartzman, Fabbiano o Lorenzi. Quindici giocatori che non venivano esattamente considerati gente da Slam, fino a ieri. Eppure le occasioni arrivano, se si ha pazienza. E quando il treno passa, bisogna farsi trovare pronti. Come sanno bene i nostri tre sopravvissuti, appartenenti a tre fasce d'età profondamente diverse: dai quasi 36 anni di Lorenzi ai 28 di Fabbiano, finendo coi 25 (che però agonisticamente valgono molto meno) di Travaglia. Ad accomunarli, il sogno di uno Slam da protagonisti. Un'idea folle che è diventata realtà.