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LA FINALE NEGATA

Pubblicato il 28 agosto 2017

Parlare di una finale negata – questo è il tam tam della rete negli ultimi giorni – è forse eccessivo, considerato che il torneo deve ancora cominciare. Ma il fatto di trovare Roger Federer e Rafael Nadal dalla stessa parte del tabellone degli Us Open, con la metà inferiore guidata da Sascha Zverev e Marin Cilic, desta sicuramente qualche perplessità e crea immediatamente un disequilibrio piuttosto evidente. Il ritiro a sorteggio avvenuto di Andy Murray ha provocato un altro scossone a uno Slam mai così povero di stelle. Ma siamo sicuri che avere avuto il britannico in gara a mezzo servizio avrebbe aiutato l'evento a trovare un motivo di interesse in più? Probabilmente no, non sarebbe stato Andy, questa volta, a spostare gli equilibri, ma ciò che gli si rimprovera da più parti è di non averci pensato prima. Magari venerdì scorso, prima che il main draw prendesse forma.

Ora invece ci si ritrova con una parte inferiore del tabellone che avrà bisogno di 'formare' in corsa un potenziale campione, considerato che l'unico a scendere in campo avendo già messo in tasca un Major è proprio Cilic, numero 5 promosso a seconda testa di serie, che trionfò su questi stessi campi di New York nel 2014, e che con la finale conquistata a Wimbledon ha fatto capire di poter tornare a dire la sua per rendere la vita difficile ai primi della classe. Alexander Zverev, per contro, dagli Slam non ha mai ricavato granché, ma la sua esperienza è talmente ridotta che l'esplosione potrebbe davvero arrivare da un momento all'altro, come già avvenuto nei Masters 1000. Tolti questi due nomi, regna l'incertezza più totale. Potrebbe togliersi qualche soddisfazione John Isner, mentre pare difficile che francesi (Tsonga e Pouille) o spagnoli (Ramos, Ferrer e Carreno Busta) possano fare molta strada.

La parte alta, invece, sarà un torneo nel torneo. Non solo con Roger e Rafa, potenzialmente contro in una semifinale che rappresenterebbe la loro prima sfida Slam americana. Ma pure con Berdych, Dimitrov, Kyrgios, Del Potro, Thiem e con quel Bautista Agut che ha appena vinto il torneo di Winston Salem, ultima tappa di preparazione in vista di Flushing Meadows. E volendo andare un po' più a fondo, pure le mine vaganti (magari alcune un po' spuntate rispetto ai tempi migliori) sono tutte qui: da Karlovic a Monfils, da Verdasco a Gasquet, da Rublev a Dolgopolov. E, perché no, finendo con Fabio Fognini, atteso da un derby all'esordio con il marchigiano Stefano Travaglia.

Quell'equilibrio che manca in maniera così clamorosa nel torneo maschile, lo troviamo invece nel tabellone in rosa. Dove come accade ormai ad ogni Slam, c'è da scegliere l'asso in un mazzo da almeno una ventina di carte. La partita da non perdere, quella che potrebbe già dare una prima impronta all'intera manifestazione, è quella tra Simona Halep e Maria Sharapova: la numero 2 (e più volte in procinto di approdare in vetta) contro quella che numero 1 lo è stata in passato, e che rimane al vertice se parliamo di interesse si sponsor, addetti ai lavori e appassionati. L'Italia parte con nove elementi, sei uomini e tre donne. Con Fognini e Giorgi che possono sperare in un buon risultato e gli altri che avranno bisogno di qualche impresa per riuscire a vincere più di una partita.