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ERBIVORI, A VOI

Pubblicato il 13 giugno 2017

Si è sempre detto che sono sport diversi, tennis su terra e tennis su erba. E nemmeno l'omologazione di palline e superfici, nemmeno le vittorie ai Championships di Rafa Nadal, hanno cambiato questa percezione. La stagione più veloce (per durata, oltre che per motivi tecnici) parte da Stoccarda e s'Hertogenbosch e troverà il suo culmine, come sempre, fra tre settimane con l'inizio di Wimbledon. Quello che a dispetto della modernità è sempre rimasto fedele a se stesso: il torneo più affascinante della storia di questo sport. Tra Parigi e Londra, il periodo di preparazione per gli erbivori si è allungato di sette giorni. “Ed è un bene – sostiene Re Roger – perché una volta sull'erba ci si giocavano tre Slam su quattro, è la superficie sulla quale il tennis è nato”.

Non si può etichettare Federer come erbivoro, perché farlo sarebbe riduttivo della sua grandezza. Ma certamente quando mette piede sui campi verdi, il basilese diventa sempre – a prescindere dalla condizione – uno dei favoriti. Lo sarà a Londra, lo è questa settimana a Stoccarda, malgrado lo stop di due mesi e passa, coinciso con il momento più importante per i terraioli. Ma chi altro c'è, nel circuito, che attende l'erba per fare la differenza? Sono in tanti, più di quelli che si potrebbe pensare. Perché in fondo nelle zone alte del ranking, e pure nella NextGen, gli attaccanti sono in numero superiore rispetto a chi fa 'semplicemente' pressione da fondo. Sono più quelli che amano il rapido, di coloro che si trovano al loro agio sul mattone tritato.

Scorriamo il ranking, dunque, e cominciamo col dire che l'attuale numero 1 Andy Murray dev'essere tra i più felici di arrivare nel suo Paese, dove i rimbalzi fanno un rumore ovattato e dove tutto il pubblico stravede per lui. La sua prima piazza nel ranking è in bilico da un po', e proprio l'erba ci darà una risposta circa la sua capacità di mantenerla. Il discorso vale, seppur non così marcato, per un Novak Djokovic in crisi, ma per trovare chi dai prati ha bisogno di punti vitali, dobbiamo arrivare a Milos Raonic e Marin Cilic, due che con il servizio possono fare sempre la differenza. Meno servizio, ma caratteristiche tipiche da veloce, per Kei Nishikori, mentre potrebbe essere destinato a faticare Dominic Thiem, con quelle aperture così ampie che sull'erba solitamente non pagano.

C'è molta curiosità per vedere all'opera Sascha Zverev, vincitore di Roma, ma dotato di un tennis perfetto per il veloce: servizio piatto e incisivo, colpi pesanti e propensione all'attacco ne fanno uno dei più attesi pure a Wimbledon. Non può essere considerato una mina vagante perché sarà comunque testa di serie, e nemmeno così bassa. Ma saranno in tanti – forse tutti – a volerlo evitare. Stesso discorso che si può fare per Nick Kyrgios. O per i grandi battitori: da Ivo Karlovic a John Isner, che a Wimbledon ha pure una targa in suo onore (sul campo 18) per il record di 11 ore e 5 minuti siglato nel 2010 insieme al francese Nicolas Mahut, sconfitto per 70-68 al quinto.

Attenzione al fratello di Zverev, Mischa, che col suo tennis d'altri tempi può sempre far male; attenzione al 'vecchietto' Gilles Muller, uno che quando mette piede sui prati non si batte mai da solo; attenzione a tutti quelli di talento che con l'erba, pur non amandola, ci sono venuti a patti nel corso degli anni, cercando di limare piano piano i loro difetti. Come Del Potro o Gasquet. O Grigor Dimitrov, che ha vinto al Queen's e ha raggiunto la semi a Wimbledon, ma non ha mai fatto quello che in tanti si sarebbero attesi: mettere il suo nome nell'albo d'oro dei Championships. Più passa il tempo e più il 'piccolo Federer' rischia di passare inosservato pure qui, dove la sua classe dovrebbe trovare terreno fertile. Perché l'erba è sì una superficie dal grande fascino, ma è pure superficie da interpretare, da capire, dove non basta la potenza e non basta nemmeno il talento.