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NUOVE REGINE E VECCHI RE

Pubblicato il 6 giugno 2017

Tra le otto ragazze rimaste in gara nei quarti di finale del Roland Garros femminile, edizione 2017, non ne troviamo nemmeno una che abbia già vinto un titolo Slam. Una vicenda che ben riassume quest'epoca senza leader, ma che resta comunque talmente rara (per l'ultima volta dobbiamo risalire a una quarantina d'anni fa) da fare notizia. E se suona strano pensare che giocatrici rodate come Caro Wozniacki e Simona Halep non siano mai riuscite ad alzare il trofeo di un Major, ce ne sono altre che da Parigi potrebbero spiccare il volo verso una carriera importante. Un nome? Jelena Ostapenko, 20 anni (da compiere l'8 giugno) di Riga, capace di rimontare e mettere in un angolo una delle più esperte (ancorché non proprio tra le più vincenti) del Tour, Sam Stosur. Sogna lei, ma sogna pure la Francia, mai così bella negli ultimi anni, ed emersa grazie alla grinta di Kiki Mladenovic e al tennis brillante di Caroline Garcia. Sogna la vincitrice di Roma Elena Svitolina, che pareva sul punto di arrendersi di fronte a Petra Martic prima di mettere in fila cinque game consecutivi e riprendere il match per i capelli. Sogna Timea Bacsinszky, la 28enne di Losanna che non è mai stata così vicino al suo sogno di bambina. E sogna, infine, Karolina Pliskova, quella dal maggior potenziale, quella dal ranking più alto tra le ragazze rimaste in gara. Di fronte alla paraguaiana Cepede Royg, pure la ceca se l'è vista brutta: ha annullato due palle break che avrebbero lanciato la rivale verso l'impresa della vita, poi ha messo a terra un paio di diritti dei suoi e ha ribaltato il confronto. Con tanto coraggio, quello che le servirà per vincere altri tre incontri e provare a dare una svolta alla carriera. Sono rimaste solo in tre, delle prime otto. E fare pronostici è impresa per veggenti. Non sarà il miglior Slam femminile della storia, quanto a carisma delle protagoniste, ma è sicuramente uno dei più incerti in assoluto.

Tutto il contrario di quello che sta accadendo tra gli uomini, dove se Milos Raonic non avesse ceduto per 8-6 al quinto set contro Pablo Carreno Busta, avremmo trovato tutti e 8 i migliori in lizza nei quarti di finale. Non che la sostanza cambi, con la presenza dell'iberico, lanciato verso i top 10 e certamente più a suo agio del canadese quando la suola si sporca di terra. Il dato più significativo è la crescita costante dei primi al mondo. Da un Andy Murray che ha spento le ambizioni del NextGen russo Khachanov, a un Novak Djokovic che ha ricacciato indietro il pericolo Ramos e adesso prova a misurarsi con l'ostacolo Thiem, già annichilito a Roma ma sempre pericoloso. Mentre Nadal continua a macinare avversari e si avvicina al record del minor numero di game persi per arrivare in fondo, negli otto rimasti ci sono pure Cilic, Nishikori e soprattutto Stan Wawrinka, lo svizzero che quando sente parlare di Slam si trasforma. Tutti, nel circuito, danno favorito Rafa, e ci mancherebbe altro vista la stagione d'oro del Re della terra. Ma per arrivare al titolo numero 10, di strada da fare ce n'è. E forse non dipenderà tutto da lui. Perché un Djokovic rinato dalla cura Agassi potrebbe – avendo stavolta poco o nulla da perdere – trovare quel braccio sciolto necessario per creare qualche grattacapo allo spagnolo. E pure Murray, in alto, avrebbe le armi (pazienza, talento) per dire la sua nello Slam che meno gli si addice sotto il profilo tecnico. Per tacere di Stan 'The Man', mai davvero considerato tra i pronostici mentre sono in gara i Fab Four, ma sempre in agguato per dare la spallata col suo tennis che abbina qualità e coraggio. Una nuova regina e – con tutta probabilità – un vecchio re: questo ci propone Parigi nell'anno dell'assenza di Roger e Serena.