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La Nuova Era

Pubblicato il 21 maggio 2017

Il tennis maschile è ufficialmente entrato nell'era NextGen. A stabilirlo, la finale degli Internazionali BNL d'Italia 2017, che ha visto un uomo solo al comando: il ventenne Alexander Zverev. Dall'inizio alla fine del match di fronte a Novak Djokovic, il tedesco ha controllato il rivale con lo stesso piglio di un veterano, senza mai subire la pressione del risultato più importante della carriera che stava arrivando. E a conti fatti è riuscito persino a superare il record dello stesso Nole, che quando vinse sullo stesso campo nel 2008 aveva quasi 21 anni, contro i 20 appena compiuti del suo rivale. Il numero 2 del mondo ha giocato una partita decisamente non all'altezza della sua fama, e soprattutto completamente diversa da quella semifinale contro Thiem che aveva convinto il pubblico del ritorno definitivo ai suoi livelli abituali. Dall'altra parte della rete, però, si è trovato un ragazzo che non sa davvero cosa sia la paura. Uno che non trema mai, nemmeno quando la situazione è tremendamente delicata. Per questo motivo, oltre che per i suoi colpi così pesanti, per il servizio difficile da leggere, per la capacità di tenere un ritmo folle molto a lungo, Sascha è destinato a una carriera da leader. Non soltanto della NextGen.

 

Roma tiene a battesimo un campione che saprà far parlare i risultati. Perché fuori dal campo, Alexander ha già mostrato di sapere come comportarsi: profilo basso, nessun proclama e tanto rispetto verso chiunque. Sullo stile di quel Roger Federer da cui è molto lontano tecnicamente, ma che potrebbe avvicinare nell'approccio con il vertice. La sua vittoria al Foro Italico rappresenta una boccata d'aria fresca per un mondo che da inizio 2017 a oggi aveva vissuto una sorta di restaurazione. Ma rappresenta pure una buona dose di pressione messa sulle spalle di tutti i coetanei del futuro top 10. Da Medvedev a Coric, passando per gli altri giovani che stanno scalando il ranking Atp.

 

Nel frattempo, anche il circuito femminile trova la sua 'NextGen': si chiama Elina Svitolina, ha 22 anni e viene da Odessa, Ucraina. Non è esattamente una sorpresa, perché quest'anno prima di Roma aveva già intascato tre titoli del circuito Wta (Taiwan, Dubai e Istanbul), arrivando anche a toccare la decima piazza del ranking mondiale. Ora però, con il successo in rimonta su Simona Halep, la giovane dell'Est si piazza in vetta alla race, la classifica che tiene conto soltanto dei risultati ottenuti nel 2017, arrivando alla sesta posizione di quella tradizionale. Un bel segnale per lei, non troppo per il tennis in rosa, che difficilmente può trovare nella Svitolina un personaggio con il carisma necessario ad andare oltre i confini degli appassionati più incalliti. Nell'ultimo atto al Foro Italico, è stata la Halep a partire meglio, confermando il pronostico che la dava favorita. Ma una storta alla caviglia sul finire del primo parziale ha condizionato il rendimento della rumena, la quale ha stretto i denti per tutto il secondo set, prima di cedere di schianto al terzo. In tutto questo, c'è comunque una buona parte di merito della Svitolina, capace di carburare dopo un avvio titubante, fino a rendere efficace il suo tennis di pressione da fondo. Non sarà una stella straordinariamente brillante, ma è quanto di meglio il circuito femminile possa sfornare in questo momento.