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Programmato per vincere

Pubblicato il 18 maggio 2017

Alexander Zverev, detto Sascha, pare davvero pronto per il vertice. Pare a un passo dal poter insidiare i migliori. Il modo in cui ha battuto Fabio Fognini lascia la sensazione di aver visto un predestinato, uno di quelli che nascono una volta ogni tanto. L'ultimo così, forse, è stato Roger. Dissipiamo subito ogni dubbio: qui di talento ce n'è in abbondanza, ma non siamo dalle parti dello svizzero. Piuttosto, il talento del ventenne nato ad Amburgo è qualcosa da ricercare più nella testa che nel tennis, più nella personalità che in una mano educata.

 

Si sapeva che Sascha non avrebbe avuto paura, lo aveva persino detto alla vigilia: “Questo match sul Centrale, di fronte a un pubblico che tiferà per il mio avversario, è quanto di più stimolante ci possa essere”. Voilà, ecco qui quel carattere che serve per diventare numeri 1. Niente paura, solo la curiosità di capire che mondo c'è là fuori, cosa si può fare per trovare le contromisure anche agli avversari più temibili. Anche su una superficie, la terra, che non è la sua preferita.

 

I fondamentali di questo ragazzo, cresciuto sulle orme del fratello Mischa, peraltro molto diverso da lui tanto nel fisico quanto nel gioco, sono quelli del tennista moderno per eccellenza: servizio difficile da leggere e quasi sempre ben oltre i 200 orari, diritto-fucilata da ogni zona del campo, rovescio chirurgico. Ma non è qui che impressiona, Sascha, il quale comunque non è esente da difetti: per esempio, una scarsa visione difensiva, con la chiara tendenza a ritrovarsi un po' troppo lontano dalla riga di fondocampo, da dove passare il rivale diventa quasi impossibile.

 

Ciò che fa capire le potenzialità del tedesco è invece la capacità di lottare comunque con ciò che si ritrova in quel momento. Perché a fare i campioni quando gira tutto per il verso giusto sono capaci in tanti. Farlo quando qualcosa non funziona a dovere è caratteristica dei predestinati. È difficile vedere Zverev giù di morale dopo aver commesso un errore gratuito. Come quando, contro Fognini, ha regalato un doppio fallo che avrebbe potuto riaprire una partita già chiusa. Ebbene, Sascha non ha fatto una piega, ha sbagliato malamente altri due diritti ma non ha mai dato la sensazione di uscire dal match, nemmeno per un attimo. Mentre il suo avversario non aspettava che un calo per avviare la rimonta.

 

“Ho giocato una gran partita – ha detto Alexander a fine gara – e sentivo benissimo la palla, dunque potevo cercare di essere aggressivo quasi a ogni scambio. Fognini aveva appena battuto il numero 1 del mondo, so che quando gioca bene è pericoloso ma sono riuscito a evitare problemi. Non sono sorpreso da questi risultati sulla terra, perché so quanto ho lavorato durante l'inverno e so quanti sacrifici ho fatto. In genere ascolto poche persone, mi fido del mio team e cerco di seguire i consigli che mi vengono dati. Poi avere mio fratello nei tornei mi aiuta, mi fa sentire meno la nostalgia di casa”. L'impressione, vedendo i suoi match e ascoltando le sue parole, è che sia solo l'inizio di una bella storia di successo.